A lezione da… Souto de Moura

Di Antonio Treglia


“Per me, l’architettura è una questione globale. Non esiste architettura ecologica, architettura intelligente, architettura sostenibile. Esiste solo la buona architettura. Ci sono sempre problemi che non dobbiamo trascurare; per esempio l’energia, le risorse, i costi, gli aspetti sociali. È sempre necessario essere attenti a tutti questi aspetti.” –Eduardo Souto de Moura

Il giorno 5 Maggio 2015 si è svolta nella città di Mantova la prima di una serie di conferenze organizzate dal Politecnico di Milano nell’ambito del progetto MantovArchitettura, che attraverso una serie di mostre, lezioni e seminari dà l’opportunità di ascoltare la storia e lo sviluppo delle opere di architetti internazionali direttamente dalla voce dei protagonisti.

Convento das Bernardas (2012).

Il primo ospite della rassegna è stato Eduardo Souto de Moura, l’architetto portoghese che insieme ad Àlvaro Siza e Fernando Tavora è il massimo esponente della cosidetta “Scuola di Porto”. Nel suggestivo teatro settecentesco dell’Accademia di Mantova, il Teatro Bibiena, si è tenuta un’interessante lezione su “Il valore e il senso delle preesistenze”: una carrellata di progetti conservativi di Souto de Moura raccontati dal punto di vista delle differenti problematiche, e delle soluzioni che l’architetto ha trovato per risolverle.

“Parleremo di restauro di edifici. Iniziamo col dire che non c’è una regola fissa nel restauro.”

Così ha esordito il maestro portoghese, facendo intendere che ogni situazione va valutata attentamente e va risolta effettuando delle scelte che non sempre sono le migliori da un punto di vista canonico, ma portano ugualmente ad un ottimo risultato. Il trucco, secondo Souto de Moura, è quello di riuscire a nascondere il nuovo nel vecchio e viceversa, attraverso i materiali, le forme, gli elementi naturali…

Santa Maria do Bouro (1989); Padiglione per la XIII Biennale di Architettura a Venezia (2012).

A sostenere questa tesi, i progetti dell’architetto: da quelli più conosciuti, come il “Padiglione per la XIII Biennale di Architettura a Venezia” (2012), a quelli realizzati quando ancora era uno studente, come “Ruina do Geres” (1979) ed il “Mercado de Braga” (1980), fino ai meno noti come il “Grao Vasco Museum” (1993) e la “Galleria Dario Ramos” (1998).

Mercado de Braga (1980).

Ognuno degli edifici su cui si andava ad agire aveva una propria storia e, come detto, delle problematiche diverse: il Mercado de Braga, in disuso dopo le infiltrazioni che lo avevano colpito, ha mantenuto la sua funzione di collegamento tra due zone della città, attraverso la sostituzione della copertura con uno spazio verde aperto, in cui Souto de Moura ha deciso di mantenere l’elemento del pilastro in ricordo della vecchia struttura; nel Grao Vasco Museum sceglie di partire da un “pezzo” originale dell’edificio per trovare da questo le giuste proporzioni dell’intero spazio; nel Padiglione a Venezia le tre tipologie di aperture (verticale classica, orizzontale, finestra negativa) sono soluzioni diverse per tre differenti viste del paesaggio lagunare che circonda l’Arsenale. Nel vecchio monastero di “Santa Maria do Bouro” (1989), la costruzione è stata trasformata in un hotel, mantenendo elementi originali integrati con materiali e forme nuove, senza perdere la continuità dell’architettura. La convivenza tra antico e nuovo si ripropone nel “Convento das Bernardas” a Tavira (2012), prima convento cinquecentesco, poi fabbrica. Anche in questo caso un lavoro accurato sui particolari, sulla scelta del colore, sull’inserimento di elementi naturali, ha portato ad una soluzione molto elegante e poco fastosa, in grado di interagire con la città da cui l’antica struttura era contestualmente isolata.

In ogni progetto proposto, l’architetto ha sottolineato la molteplicità delle situazioni da risolvere che si presentavano anche a progetto in corso, che fossero dovute a problemi strutturali o a capricci dei committenti. Le soluzioni, sempre ricercate in maniera ponderata, hanno ridato nuova luce ad opere ormai passate, dimostrando che l’architettura semplice e genuina, ma mai banale, tipica dello stile di Souto de Moura, a volte è in grado di produrre risultati migliori di tanti progetti molto più sofisticati, ma decontestualizzati dal luogo in cui si trovano.


© delle fotografie dei rispettivi proprietari

In copertina fotografia © Mantova Architettura


Originally published at www.centoventigrammi.it.

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