Le geometrie del colore

Una chiacchierata con Paolo Pettigiani.

Paolo è un giovane fotografo e graphic designer torinese di 25 anni, laureato in “Design e Comunicazione Visiva” al Politecnico di Torino. La formazione da graphic designer e la passione per la fotografia hanno dato vita ad un mix formidabile che si è tradotto con una serie di progetti fotografici che ballano tra l’astratto delle forme geometriche pure e dei colori forti di “Geometrie”, allo sperimentale e sognante progetto “Infrared NYC”, uscito su tutti i più importanti siti di notizie, grafica e design come il Washington Post, Design Boom, Hypebeast Magazine, Colossal, La Repubblica, Wired, Lonely Planet e via dicendo…

Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare qualche parola con lui.


Geometrie #1

La formazione di visual e graphic designer è subito evidente nelle tue fotografie, che lasciano trapelare una certa passione per un le forme ed i colori puri, ombra delle più recenti tendenze della grafica 3.0, flat, brillante, pulita. Ma qual’è stata la scintilla che ti ha fatto vedere con occhio nuovo edifici e costruzioni che magari hai avuto attorno tutta la vita, e che prima di quel momento non ti hanno mai detto niente?

Sicuramente la “cosa” che mi ha dato il lancio verso questo stile e stata proprio l’università. Seppur non studiando fotografia, entrare piano piano nel mondo del design grafico mi ha aperto tantissime strade riempiendomi la testa di idee e nuovi stili. Nel 2014, fu la prima volta che iniziai a sentir parlare di flat design e ne rimasi subito affascinato da come ne risultavano l’uso dei colori, degli spazi e dei piani. Iniziai pian piano a capire meglio questo stile grafico cercando ispirazione su piattaforme online come Pinterest e Behance. Penso non ci sia stata una vera e propria scintilla che mi ha fatto vedere con occhio nuovo edifici e costruzioni, ma sono state una serie di piccole micce, che una volta accesse mi hanno illuminato. Tra i tanti progetti e sperimentazioni svolte e osservate, decisi di unire ciò che stavo studiando (graphic design) e ciò cui ero maggiormente appassionato (la fotografia), in un’unica immagine. Questa sarebbe stata una fotografia. Ho passato un periodo in costante ricerca di edifici particolari, ma soprattutto colorati da immortalare.

Passando quasi tutte le giornate all’università, non avevo tempo di viaggiare e cercare, passavo quindi il tempo su Google Maps, strada dopo strada, a cercare qualche edificio per cui valesse la pena iniziare questo progetto. Un giorno tornando a casa, sempre dall’università, mi sono accordo della presenza di una nuova industria, appena costruita, e formata da grandi blocchi geometrici e colorati! Era LUI! Senza ombra di dubbio avevo trovato L ‘edificio perfetto! Aspettai ancora circa una settimana per avere la giornata perfetta, mi serviva un cielo limpido, blu, senza nuvole ed una luce molto forte. Andai quindi a scattare le foto durante l’ora di pranzo e la prima volta che mi accorsi della bellezza e della potenza visiva di queste immagini fu quando guardai dentro il mirino della mia Canon, con l’obiettivo zoomato al massimo su un angolo dell’edificio, mi accorsi che quello che stavo vedendo sembrava un disegno creato al computer. L’obiettivo era stato pienamente raggiungo! Ancora oggi quando spiego la creazione di queste immagini, molte persone mi rispondo: “Ah! Ma è una foto?!”


Geometrie #1

Nella descrizione di “Geomerie #1” affermi che “La geometria, il minimalismo e la grafica sono i punti essenziali di questo mio lavoro: uniti in un’unica fotografia con l’intenzione di decontestualizzare gli edifici dal luogo circostante. In questo modo le fotografie descrivono un “non-luogo”, dematerializzato dalla sua stessa fisicità.” Come mai hai sentito l’esigenza di sradicare dal tempo e dallo spazio questi edifici? È un’atteggiamento puramente formale e di sperimentazione, o è una sorta di critica al modo di fare architettura (e di inserirsi nel contesto) moderno?

No non è assolutamente un critica all’architettura moderna anzi, come si può vedere nei miei scatti l’apprezzo molto. È invece un modo di estrapolare l’edificio moderno dal contesto che lo circonda, cercando di creare di esso un’immagine perfetta in un mondo utopico di forme e colori. Sopratutto in questo caso, parlando di “Geometrie #1”, l’edificio fotografato è totalmente estraneo al contesto in cui è stato inserito, una zona industriale grigia e tenebrosa.


Geometrie #2

È una sorta di guerra contro il degrado di alcune periferie e zone industriali che hanno perso ogni carattere, diventando i non-luoghi augeiani: sembra quasi uno scontro giocato con stesse armi. L’uomo crea non-luoghi industriali e periferici invivibili e “persi”, come ci racconta Augé, e tu invece le rivaluti creando a tua volta un non-luogo ideale sfruttando le poche belle caratteristiche che trovi in questi posti.

Il mio obiettivo non è rivalutare le periferie, ma vedere con occhi diversi gli edifici comuni, cercando quasi di disorientare lo spettatore oltre che dal luogo, dall’edificio stesso poiché reso quasi irriconoscibile. Che gli edifici si trovino in periferia, in centro città o immersi nella natura, non conta. L’intento è quello di estrapolare l’edificio dall’ambiente circostante, creando un non-luogo immaginario dominato da forme, colori e dal cielo.


Minimal Fuerteventura

Cielo che è un tema forte anche in un altro progetto. Ho notato un approccio ancora una volta innovativo alla scelta e all’inquadratura del soggetto: cambiamo luogo e tema, ma forse troviamo uno stesso modo di porsi. “Minimal Fuerteventura” mi ha colpito per inquadrature che lasciano spazio ad un cielo immenso, “ignorando” quasi il mare blu e cristallino, i paesaggi da sogno e gli altri soggetti classici di fotografie in una località marina. Anche qui, cosa ti ha portato a inclinare l’obbiettivo così in alto e farci vedere un cielo cinereo?

Con ogni foto, con ogni progetto voglio rappresentare la realtà dal mio punto di vista. Nel caso di “Minimal Fuerteventura”, mi ha colpito particolarmente gli spazi che caratterizzano l’isola. Spazi immensi, quasi desertici con spiagge che vanno a perdita d’occhio. Mi ha colpito molto l’orizzonte molto basso accompagnato solamente dal cielo. Per questo ho deciso di comporre le foto in questo modo, non solo in spiaggia , ma creando questa sensazione di orizzonte anche con palme ed edifici.


Infrared NYC

Vorrei chiudere con una curiosità: nonostante tu sia ancora giovane, hai già molti progetti ben curati e di qualità alle spalle, e soprattutto una grande approvazione da parte di molti portali web del settore, riviste e un riscontro positivo in gallerie e mostre sui tuoi lavori. Mi domando, è stato un processo dal virtuale al reale o viceversa? Mi spiego, sono venuti prima i (tantissimi!) follower su Behance o prima c’è stato un successo grazie a mostre ed altri eventi “reali” che poi ha avuto riscontro sul web? E a proposto di mostre, hai qualcosa in programma da segnalarci?

Io sono dell’idea che senza il web, ma soprattutto senza Behance, non sarei potuto crescere nel mondo della fotografia così tanto. Behance è una piattaforma fantastica che riesce a mettere in connessione fotografi e creativi di tutto il mondo. Se ben usata può essere una vera e propria rampa di lancio come lo è stato per me. Molto blog e riviste basano proprio la ricerca di materiale per nuovi articoli e pubblicazioni su questa piattaforma e, se hai l’abilità di creare qualcosa di nuovo e differente, sicuramente sarai notato, basta avere tempo e pazienza. Tutta la mia carriera da fotografo è nata online, le migliaia di followers su Behance mi hanno aiutato a crescere ancora di più su questa piattaforma ed essere tra i profili più visitati. Grazie a tutta questa visibilità nata sul web, con il passare degli anni sono riuscito anche a trasformare in “reali” molte cose. Ho avuto nell’ultimo periodo alcune pubblicazioni stampate ad esempio su “La Repubblica” e su “Digital Camera Magazine (UK)”, un mensile specializzato in fotografia. Sono stato anche invitato a partecipare ad alcune nostre tra cui una a Torino chiamata “Le4Stagioni” che inaugurerà il 5 Ottobre ed un’altra a Parigi, a novembre in concomitanza con ParisPhoto. Tra qualche settimana inizierà anche ufficialmente una collaborazione con la LUMAS Gallery, una galleria che promuove artisti emergente e che esporrà e venderà alcune foto della serie “INFRARED NYC”.


Su Behance e sul sito personale potete trovare il portfolio completo di Paolo.

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