ICO e IPO: Differenze e Vantaggi

Da quando sono diventate uno strumento alternativo alle IPO per capitalizzare un progetto, le ICO sono state spesso messe a confronto con la loro alternativa non decentralizzata. Cerchiamo di fare chiarezza sulle loro differenze e di spiegare quali siano i progetti più adatti per l’una e l’altra soluzione. Iniziamo facendo una dovuta precisazione:

  • Le IPO sono un processo piuttosto antico: ci sono prove di offerte di capitale ad investitori privati, regolamentate da un sistema giuridico e effettuate in un luogo fisico identico per tutti, già dalla tarda età repubblicana della Roma Antica.
  • La storia delle ICO ha inizio con il fenomeno delle criptovalute e non è diventato popolare o comunque utilizzato su ampia scala fino ad un paio di anni fa.
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Questa differenza non è puramente storica, è anche sostanziale; dal momento in cui non vi era ancora la possibilità di lanciare una ICO quando sono nate, tutte le aziende più grandi al mondo hanno utilizzato il processo di IPO per capitalizzarsi. Chi utilizza argomenti del genere per manifestare scetticismo nei confronti delle offerte iniziali di token, però, trascura palesemente l’ordine cronologico degli eventi.

Le differenze tra ICO e IPO

Vediamo intanto in termini tecnici quali siano le differenze tra una ICO ed una IPO. Le IPO:

  • Sono l’acronimo di Initial Public Offering e riguardano la quotazione in Borsa di un’azienda;
  • L’azienda deve necessariamente avere la forma giuridica di una SpA e mettere sul mercato delle azioni;
  • I risparmiatori, comprando azioni, diventano proprietari di una parte del capitale sociale dell’impresa, si ritrovano di fatto ad esserne comproprietari;
  • Le azioni hanno un valore iniziale a cui seguono oscillazioni segnalate direttamente dalla Borsa;
  • Per comprare i titoli, gli investitori si devono rivolgere ad un intermediario che abbia accesso al trading floor della Borsa in cui l’azienda è quotata.

Le ICO, invece:

  • Sono Initial Coin Offering e possono essere effettuate in un qualsiasi momento della vita dell’impresa con il fine di aumentarne il capitale;
  • Qualsiasi soggetto economico può lanciarne una indipendentemente dalla sua forma giuridica:
  • I risparmiatori, comprando i token messi sul mercato dall’azienda, investono sul valore della stessa senza diventarne parte del capitale sociale;
  • Le oscillazioni del valore dei token sono dovute al solo principio di domanda e offerta, mentre tutte le transazioni sono pubblicamente registrate su un’apposita blockchain;
  • Per comprare i token, agli investitori basta avere una connessione ed un account su uno degli exchange presso cui sono scambiati i token dell’azienda.

Vantaggi dell’una e dell’altra

I vantaggi e gli svantaggi esistono da ambo le parti:

  • Lanciare una IPO è un processo estremamente dispendioso che richiede almeno un paio di milioni di euro per prendere forma. Grazie alle garanzie offerte dal diritto commerciale e dallo studio effettuato dalla Banca d’Italia e dalla Consob, le azioni sono considerate più sicure dai risparmiatori e soprattutto dagli investitori istituzionali. L’acquisto di azioni è altrettanto dispendioso per i risparmiatori privati, in quanto è necessaria l’intermediazione di chi ha accesso al trading floor e questa ha dei costi di intermediazione non indifferenti. Inoltre è un processo molto burocratizzato che costringe a cedere quote di capitale -e dunque anche potere decisionale-, ad adottare obblighi amministrativi stringenti e a rispettare una serie di obblighi sulle assemblee degli azionisti, la tenuta dei libri e altro ancora.
  • Lanciare una ICO è un processo decisamente più semplice che richiede investimenti adatti ad una startup o ad un’impresa in generale medio-piccola. Non vi sono oneri burocratici particolari e anziché una regolamentazione unica si possono stabilire con la documentazione ufficiale (partendo dal noto whitepaper) delle disposizioni molto flessibili. Difficilmente si riusciranno ad attirare dei capitali da parte di fondi d’investimento, ETF o altro; prevalentemente ci si rivolge agli investitori privati che desiderano investire nel progetto. Questi avranno la possibilità di negoziare i token con costi irrisori e all’azienda non saranno imposti obblighi amministrativi diversi da quelli già previsti dal diritto commerciale e dal codice civile.

A chi convengono

Né le IPO né le ICO scompariranno a breve. Esistono in entrambi i casi delle realtà che possono trovare utile una soluzione più dell’altra:

  • Per le startup, le imprese piccole e medie, oppure grandi che non hanno intenzione di cedere parte del proprio capitale sociale, le ICO sono la scelta più conveniente.
  • Per le grandi aziende che hanno interesse solo a far sì che affluiscano più capitali possibili dal lancio, le IPO rimangono una valida scelta.