Programmi elettorali: l’urbanistica per Celeste Grossi

28 maggio 2017

Il contenuto (10 pagine) programma di Celeste Grossi, candidata per La Prossima Como, non contiene la parola ^urbanistica^.

Il che non significa, ovviamente, che non tratti questioni legate al futuro della città: più semplicemente non si occupa (o non vuole occuparsi) delle forme di pianificazione preferendo dichiarare la propria sensibilità a alcuni temi, variamente collocati ma senza essere puntualmente declinati.

Si spiegano così gli accenni minimali:

  • alla riduzione del consumo di suolo e alle necessarie (voce Ambiente);
  • a varianti al PGT quale esito della applicazione del Piano di Zonizzazione Acustica (voce Ambiente);
  • al recupero delle aree dismesse attraverso progetti di rinaturalizzazione (voce Paesaggio);
  • ai principi del consumo zero di suolo e alla rigenerazione degli stabili esistenti (voce Rigenerazione).

Più puntuali le voci relative:

  • alla Cittadella della Salute, per la quale si chiede la realizzazione di una piazza pubblica davanti al monoblocco e l’apertura al pubblico del parco (voce Cittadella della salute);
  • all’area dell’ex Ospedale Psichiatrico, da valorizzarsi come Parco urbano attrezzato e nel quale collocare gli archivi storici del manicomio aperto dal 1882 al 1992 (voce Area San Martino);
  • all’area Ticosa, vuoto urbano su cui insediare (a) una cittadella dell’artigianato e del commercio per sviluppare start up anche a supporto del turismo, (b) ingressi attrezzati in Spina Verde, utili per ricucire il rapporto tra parco e convalle e per una offerta di turismo storico-ambientale lungo i percorsi del parco, ( c) la costruzione di un parcheggio attrezzato di scambio tra auto, piccoli bus elettrici e biciclette per connettere diverse modalità di mobilità, (d) un ostello pubblico di supporto al turismo giovanile in grado di offrire servizi diversi (ristorazione, posti letto, orientamento culturale, formazione) (voce Area Ticosa).

Qualche considerazione

Se si eccettua la proposta per l’area Ticosa, il programma è estremamente vago, preferendo indicare un metodo nel confronto con i cittadini piuttosto che puntali obiettivi e metodologie in ambito urbanistico.

Si tratta di una scelta certamente rispettabile che però lascia qualche sempre qualche perplessità quando ci si domanda come si raggiungono gli obiettivi dichiarati.

Ad esempio: va benissimo il Parco urbano al San Martino, ma bisognerebbe anche spiegare chi e come lo mantiene, dato che si tratta di un’area di 285.297 metri quadrati per la quale, va detto, è sfumata l’ipotesi del campus universitario.

Come scriveva La Provincia l’8 marzo 2015, parliamo di “Un’area cinque volte più grande rispetto a quella dell’ex Ticosa (58.128 metri quadrati). Più del triplo del vecchio Sant’Anna in via Napoleona (83.891), dieci volte l’ex Trevitex di Camerlata (25.116 metri quadrati)”.

Pur con tutta la stima personale per la candidata, questo approccio può ricordare Ennio Flaiano nel Taccuino 1956:

Quando un tale mi dice: «Ho un’idea» e insiste per esporla, so di che si tratta: di un’idea che resterà nel suo bozzolo. Tutti hanno idee, ma il difficile sta proprio nel domarle, nel mettersi a tavolino e vincere lo sgomento della carta bianca, l’indifferenza delle parole che non vogliono collaborare, la piattezza delle frasi che escono bell’e fatte, l’ipocrisia delle buone soluzioni. Oh, il difficile non sta nel drizzare l’uovo di Colombo, ma nel covarlo.

Il programma è disponibile sul sito del Comune di Como.