Questa non è (più) una campagna elettorale

23 giugno 2017

Questa era una campagna elettorale.

Poi, per motivi sconosciuti ma comprensibilissimi, si è tramutata in altro. Ma come può un candidato Sindaco chiedere il certificato dei carichi pendenti del proprio avversario, insinuando così che ha dei problemi con la Giustizia? Conosco il candidato. Non ci credo che se lo sia inventato. Chi glielo ha suggerito? Come fa un candidato al consiglio comunale a pubblicare sul proprio profilo Fb un manifesto di difesa della razza? Come fa il vicesindaco in pectore di uno schieramento a gioire per l’avviso di garanzia al Sindaco di Milano e invocare il boicottaggio delle librerie Feltrinelli? Come si fa a trasformare un dibattito al Teatro Sociale in una gazzarra, a riempire i social di messaggi di odio, minacce e violenza?

Tutto questo è successo in pochi giorni, ma è evidente che sotto la cenere covava il fuoco del populismo, alimentato da continue descrizioni di una Como violenta, pericolosa, degradata, in declino.

I dati ci dicono che Como non è violenta, non è pericolosa, non è degradata e soprattutto non è in declino. È una città che dal 2015 sta conoscendo una accelerazione in termini di attrattività che non ha eguali in Italia. Chi, nelle trasmissioni televisive o nelle interviste sui giornali dice questo senza che nessuno accenni a un minimo dissenso, nella migliore delle ipotesi non sa di cosa parla. Nella peggiore è in mala fede.

E francamente diventa difficile tacere che per cinque anni è stata raccontata una Como che non esisteva. Tutti, compresa questa giunta, facciamo degli errori. Tutti. Ma insistere con un certo compiacimento in una descrizione non obiettiva senza peraltro mai dare atto che i titoli non corrispondevano alla realtà ha contribuito a tutto questo.

Quando abbiamo riservato il 5% del centro storico ai pedoni, escludendo, salvo autorizzazioni specifiche, l’accesso a chiunque, comprese le auto dei titolari dei 2.500 pass per disabili comaschi che possono parcheggiare gratuitamente e ovunque nel restante 95%, in diversi hanno rilasciato titoli in prima dove si parlava di centro storico, non delle nuove aree pedonali. Il risultato è stata una polemica, poi finita nel nulla, dato che sembrava che avessimo vietato l’accesso a tutto il centro storico. Siamo andati a un passo dall’interrogazione parlamentare. E’ giornalismo questo? No. Io non credo. E non ho sentito nessuno dire “forse abbiamo esagerato”.

Di casi così ne conservo tanti. Nel 2015 un giornalista di Como (Emanuele Caso) si è permesso di scrivere, a proposito di Life Electric, che

i primi mesi della vicenda — dalla conferenza stampa di presentazione ufficiale del progetto a settembre 2014 fino a Natale — raccontavano una storia fatta di arroganza, di leggi e norme distorte e piegate a un potere esterno e troppo denso coagulato attorno a un’amministrazione troppo molle e accondiscendente.

Non ho querelato il giornalista solo per non coinvolgere il direttore. Ripensandoci, ho sbagliato. Ma se per mesi scrivi cose di questo genere, non stupirti se poi i populisti rischiano di andare al ballottaggio. E non stupiamoci se tra cinque anni, dopo avergli lisciato il pelo ed esserci ripetutamente congratulati per il risultato ottenuto, li condurremo in carrozza alla vittoria.

Non è vero che alle amministrative si vota la persona.

Alle amministrative si vota il progetto. E in questa campagna continuo a credere che debba vincere chi propone il progetto migliore, non chi dice le cose più orrende sugli avversari, senza che nessuno batta ciglio. E continuo a credere che i cittadini si meritino di meglio della raccolta dello stupidario elettorale.

Come disse il prof. Luigi Lombardi Vallauri:

Si vede benissimo che è un girone dantesco nel quale i politici si rendono molto più stupidi di quello che sono perché pensano che i giornalisti siano stupidissimi e i giornalisti scrivono cose stupidissime perché pensano che la gente sia stupidissima, mentre siamo tutti molto più intelligenti di tutto ciò: c’è una domanda di intelligenza molto diffusa e l’Italia sarebbe ricettiva nei confronti dell’intelligenza (ETICA E PRASSI, “Spinte criminogene, società contemporanea e cultura dell’amministrazione”, Quaderni del Centro Culturale “A. De Gasperi”, n. 2/1992).

E infine.

Se inneggi al boicottaggio della librerie Feltrinelli e urli che questa città ha bisogno di riparare le buche forse, forse, riesci a riparare le buche. Ma come i dannati costretti a camminare all’indietro, non riesci a guardare avanti e capire che questo

può diventare questo

O che questo

può diventare questo

O, ancora, che questo

può diventare questo

Proprio non ce la fai.

È un problema tuo, vero. Ma il 25 giugno può diventare nostro.