Natale 2016: foto Carlo Pozzoni.

Arriva la Città dei Balocchi n. 24: siamo pronti?

27 ottobre 2017

Nel novembre del 2016, incrociando i dati di #ComoSc2, stimammo i visitatori della Città dei Balocchi attorno a 1.500.000 contro i 1.200.000 dell’edizione record del 2015. Sbagliammo: furono 1.800.000.

Una parte del successo della manifestazione, giunta alla XXIVa edizione, è da attribuirsi alla massa critica raggiunta in termini numerici sul web dai suoi visitatori, sufficientemente importante per impattare sui canali social e generare a sua volta attrattività.

Per intenderci: una keywords particolare, quella dei vari account della “Città dei Balocchi”, stringa non semplicissima per un visitatore non di lingua italiana (tre parole e una lettera accentata), ha avuto nel 2017 1.450.000 contatti su Facebook (+116% rispetto al 2106) e 7.500 “mi piace” (+49%), 120.000 visualizzazioni Twitter (+119%), 1800 foto condivise su Instagram solo con l’utilizzo dell’hastag ufficiale Città dei Balocchi (+200%) (fonte: ufficio stampa Città dei Balocchi).

Che il successo generi successo lo mostra bene l’immagine qui sotto, che mostra l’ampiezza dei retweet l’8 dicembre 2016, quando 80.075 persone transitarono in piazza Duomo.

Engagement alla data dell’8.12.2017. Fonte: Fluxedo.

L’immagine è generata attraverso il Social Listener COMO 24/7, attività di analisi dei flussi di informazione su Twitter ed Instagram, 24 ore al giorno e 7 giorni su 7, disponibile all’indirizzo www.fluxedo.com/como247/ o dal sito del Comune di Como alla pagina www.comune.como.it/it/progetti-home/social-meters.html.

E’ corretto prevedere che i numeri dello scorso anno, che surclassarono quelli dell’anno precedente, saranno a loro volta migliorati da quelli di quest’anno? Non ho accesso ai dati disaggregati a disposizione del Comune, ma credo proprio di sì. In primo luogo perché il dato generale del turismo a Como è (ancora) in crescita. In secondo luogo perché secondo Booking è meglio che vi sbrighiate se cercate una stanza a Como il 31 dicembre 2017.

Screenshot di Booking.com: ricerca di 1 stanza il 31.12.2017 a Como effettuata il 26.10.2017.

Ok. Non tutte le strutture alberghiere sono su Booking e non tutte le stanze delle strutture presenti sono disponibili per la prenotazione tramite Booking. Ma si può dire che è un buon indicatore comunque. Tutto bene, dunque? No. 1.800.000 visitatori devono pur arrivare a Como. E sotto questo aspetto negli scorsi anni qualche problema c’è stato.

Per questo motivo nel bando 2017 si impone al concorrente di approntare un piano della mobilità per l’ultimo dell’anno, descrivendo

le misure previste per garantire la sicurezza e fluidità della circolazione cittadina pre e post evento dell’ultimo dell’anno, comportanti a titolo esemplificativo e non esaustivo, chiusure e/o deviazioni temporanee del traffico, predisposizione di aree di sosta temporanee, promozioni tariffarie per incentivare l’uso dei mezzi pubblici, servizi navetta sostitutivi.

Il proponente

Deve altresì illustrare le modalità con le quali effettuerà la campagna di comunicazione preventiva di tali misure.

Basterà? Se l’approccio sarà vediamo cosa succede e poi, se qualcosa succede, decidiamo se e cosa fare, temo di no perché allora sarà troppo tardi. Poteva dirlo il generale americano Israel Putnam che nella battaglia di Bunker Hill urlò ai suoi, perché risparmiassero le già scarse munizioni, “Non sparate finché non vedete il bianco degli occhi”. Noi no. Premesso che le politiche di limitazione del traffico privato non sembrano nelle corde di questa amministrazione, possiamo fare di meglio, lo possiamo fare adesso e abbiamo gli strumenti per farlo.

Lo ha fatto Amsterdam, il cui approccio ^social^ al problema della pressione turistica è ben descritto in un articolo recentemente pubblicato da Repubblica.

Nonostante la fortissima presenza di turisti (14 milioni ogni anno, pari a 7,8 visitatori al giorno per ogni residente), Amsterdam ha scelto di non imporre nessun limite ai flussi turistici, a differenza di altri posti che ci stanno pensando seriamente (link), e di utilizzare i big data per un approccio user friendly. Come si legge nell’articolo, a firma Simone Cusimi,

attraverso le Amsterdam City Card, quelle carte contenenti un chip Rfid che la stragrande maggioranza dei turisti acquista per viaggiare sui mezzi pubblici e accedere a diversi musei e strutture senza pagare, il gruppo di lavoro di Udo ha […] tracciato le preferenze dei visitatori e i loro movimenti in città.

Se lo schema classico del visitatore (Museo Van Gogh al mattino, tour dei canali in barca nel pomeriggio) non va bene perché affolla la struttura museale nelle prime ore della giornata, creando traffico pomeridiano in città, Amsterdam

ha cercare di rompere questo meccanismo suggerendo a chi acquista le card online di invertire lo schema, oppure mostrando annunci e avvisi relativi alle file nei musei nei posti più popolari della città (è accaduto da aprile a luglio), proprio per incoraggiare i visitatori a spostare la visita culturale al pomeriggio o a concedersi un’altra attrazione.

Sfruttando trucchi che passano dal rebranding territoriale, le notifiche push suggeriscono una gita a Zandvoort (l’Amsterdam Beach) o Bloemendaal attraverso il bot programmato per Messenger di Facebook battezzato Goochem che in base all’analisi del profilo di una persona (interessi, post, immagini e Like), propone alternative che possano incontrare il favore dell’utente.

Nessun approccio punitivo (chi primo arriva meglio alloggia e tanto peggio per tutti gli altri), dunque, ma dialogo con l’utente-turista attraverso le sue stesse tracce digitali. Possiamo fare lo stesso qui? Perché no. Como è grande un decimo di Amsterdam e questo ordine di grandezza è perfetto, secondo Harvard, per studiare le dinamiche che attraversano le città.

Da Harvard a Como per studiare #ComoSC2

Il Comune di Como ha strumenti di monitoraggio che altre città non hanno e non ha che da tirare le fila del progetto #ComoSC2, passando dalla sperimentazione alla messa a regime, spingendo così definitivamente l’acceleratore nella direzione della gestione unitaria di tutti i dati in suo possesso. Tim, Fondazione Politecnico, Fluxedo , il Tim Joint Open Lab di Trento, il laboratorio i3 della Fondazione Bruno Kessler ci hanno creduto: le città di piccole dimensioni come la nostra, attraversate da significativi flussi di dati, possono diventare modelli, anche business, per esperienze analoghe.

Non solo. Il Comune di Como ha messo ottime risorse nel progetto Visit Como, il cui profilo Twitter (@visitcomo) lavora moltissimo nel riprendere e seguire gli account twitter in lingua inglese che parlano di Como. Un lavoro silenzioso quanto importante, se si vuole essere attivi e non passivi di fronte al cambiamento.

Parliamo di un futuro troppo lontano? No. Le cose già avvengono così. Movieri e transenne sono risposte possibili, certamente, ma tardive.

Se, come il generale Putnam, aspetteremo di vedere il bianco degli occhi di quelli che verranno a Como per sparare le nostre cartucce, allora sarà troppo tardi perché vorrà dire che li staremo guardando attraverso il finestrino delle loro auto, fermi in coda già da via Milano alta. Non oso pensare a viale Lecco.