Estratto n. 2 — Nel 1976 Delphine vive il dramma del terrorismo

Fotogramma dal film “Buongiorno, notte” di Marco Bellocchio (2003)

Ti propongo il secondo estratto dal romanzo “6/6/66 — Quattro vite oltre il Novecento”.

Delphine ha 10 anni quando la minaccia del terrorismo tocca i suoi affetti più cari. La zia Georgette in Italia è entrata in contatto con un gruppo eversivo. La bambina avrà modo di incontrare la sua amata zia, a Padova, in circostanze drammatiche….

Il romanzo integrale è acquistabile on-line in versione cartacea o e-book.

L’e-book è in offerta a soli 0,99 euro.

Per leggerlo GRATIS, puoi diventare un “talent scout” impegnandoti a scrivere una recensione del romanzo sul sito ilmiolibro: trovi le indicazioni in fondo all’estratto riportato sul sito

P.S. Per comodità di lettura, nel testo troverai grassetti, sottolineature, hashtag e link che, tuttavia, NON sono presenti nella versione originale del romanzo.

#1976 — Capitolo 4 — #Delphine
[…] #Adrienne si sveglia all’improvviso, scatta per lo spavento. Era un incubo. L’ennesimo. Il cuore le batte forte, ripensando alla storia ancora una volta rivissuta, respirata, toccata sperando di poterla modificare. Sono passati tre mesi dal #viaggio in #Italia. La #morte ancora la accompagna. #Alphonse la abbraccia. “Lasciami, per favore”. “Adrienne, fatti aiutare”. “Non puoi capirmi”. Lui si gira dall’altra parte, incapace di aiutarla.
 È stato tutto così improvviso, ma anche lungo, infinito, non risolto. La stanza di #
Delphine, vuota. Il letto intatto, i giochi di bambina, i poster e i colori del suo piccolo mondo. Un flash: la lettera di #Georgette, il pianto di Delphine. “Voglio rivedere la zia, non capisco, che cosa è successo?”, cosa risponderle? Un altro flash: una pozza di #sangue in Piazza delle Erbe, gli urli della sirena della polizia, i curiosi assiepati al di là della improvvisata recinzione.
 Gli occhi di Adrienne ancora aperti, la mano immobile a stringere la
lettera. “No, no, no” il pensiero fa troppo male “la mia povera …”. I passi silenziosi alle sue spalle riescono ad interrompere il flusso caotico dei suoi pensieri. È Alphonse, la valigia in mano: “Non ce la faccio più, Adrienne. Io ti amo ma non posso più sopportare la tua indifferenza. Sembra quasi che mi disprezzi. Me ne vado, è meglio per tutti e due”. 
 “
Me ne vado. L’ha detto veramente”… “Alphonse…” il nome esce piano dalla sua bocca. Lui la guarda con trasporto, dritto negli occhi: “Puoi ancora chiedermi di restare, amore mio”, ma dalla bocca di Adrienne non riesce ad uscire alcun altro suono. La porta si chiude alle spalle del suo unico, grande amore.
 Adrienne non è riuscita a fermarlo, come non era riuscita a fermare Georgette quando era tornata a casa dei genitori. I ricordi si affollano caotici nella sua mente, le voci si confondono, le facce sbiadiscono: “Che ci fai qui? Non ti permetterò di mettere in pericolo la mia famiglia” Alphonse si era rivolto così alla giovane idealista Georgette che non aveva resistito al richiamo dei suoi cari. Doveva
rivedere Adrienne, soprattutto doveva rivedere Delphine. Doveva spiegarle. Il punto di non ritorno in cui si trovava la #classe #operaia, la guerra senza quartiere all’#imperialismo, allo #Stato, ai capitani d’#industria. Non aveva tradito sé stessa. Doveva dirglielo. Combatteva per una società più giusta. […]
 “Alphonse, fammi parlare con Delphine, ti prego” era la richiesta della giovane zia. “Non hai più nulla da dirle, ormai hai scelto la strada della #
violenza, sei circondata da assassini, forse hai già #ucciso. Come puoi pensare…?” alzava la voce Alphonse. “Papà, aspetta … ricordati che sono grande, adesso” sopraggiungeva Delphine. Adrienne ancora vede, come fosse un minuto fa, l’espressione triste ma decisa della figlia. Non una lacrima, la voce ferma.
 “
Io ti conosco, zia. Tu non sei un’#assassina”. “Delphine, tesoro mio, perdonami. Io non … tu devi…”. 
 
Bang! Bang! Bang! Ancora quegli spari a ronzare nella sua testa. Adrienne li ricorda, li sente ancora nitidamente. “Delphine, no! Delphine, fermati!”, si accorge che sta gridando davvero, come se il maledetto destino fosse componibile come un puzzle, come se il puzzle potesse ancora essere completato. […] [CONTINUA]

Originally published at 6666-romanzo.blogspot.com.

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