Treccani, Wikipedia e l’economia del tornio
luca corsato
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Premessa: sono l’antitesi dell’imprenditore. Non è un caso che io sia da quasi trent’anni un lavoratore dipendente, per avere uno stipendio sicuro che mi permetta di fare quello che mi piace nel mio tempo libero. La mia competenza nel campo dell’economia è insomma nulla; non fidatevi di quello che scrivo.

Per come la vedo io, il modello che Treccani sta usando in questo momento è in effetti quello legato all’advertising: detto in maniera semplice, il milione di voci online sono una vetrina per convincere il lettore a comprare l’enciclopedia cartacea. Dal 1996 (cito Bray: «poco più che una vetrina, come si faceva allora, ma c’eravamo») è insomma cambiato poco :-) Il fatto però di aprire la scelta dei temi da descrivere “dal basso” (cito di nuovo — il grassetto è mio: «È stato grazie alle segnalazioni della rete che abbiamo capito che c’era una domanda di informazioni sulla geopolitica e così abbiamo fatto un Atlante, cartaceo, che ha un gran successo») mostra che anche se il modello pensato da Bray continua a essere fisico il risultato può essere comunque innovativo. Al più possiamo chiederci se il Digital Champion italiano debba accettare un uso subalterno del digitale: ma questa è un’altra storia.

P.S.: qualche idea di innovazione digitale per la Treccani nel rispetto di — e anzi sfruttando — i suoi punti di forza ce l’avrei anche; ma anche ipotizzando fossero valide so già che non sarebbero apprezzate…

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