Il libro parlante, parte sesta


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Le nuvole sono umide e non fanno bene alle mie pagine, disse di rimando il libro. E comunque se non ricordo male non hai nemmeno l’età per guidare il motorino, figuriamoci per domare le correnti ascensionali, combattere con le folate di una tempesta estiva e sfidare una tromba d’aria. Volare è un incantesimo di terzo livello che richiede una preparazione fisica particolare, non è ora. Dobbiamo prima andare al Luna Park insieme per prepararci, sarà come prendere la patente. Hai le tre possibilità che ti ho dato ragazzino, inizieremo da lì.
Luca si mise a riflettere guardando la finestrella della soffitta da cui entrava un raggio di sole: filtrando dall’apertura diventava quasi solido, delimitato dall’ombra in cui era avvolta la stanza. Alcune volte aveva provato ad afferrarlo ma si era trovato semplicemente con la mano illuminata da una luce calda. Dunque: il cavallo l’aveva già escluso, anche perché aveva una bella bici con i cambi davanti e dietro, davvero non gli serviva. Saltare in cima agli edifici men che meno, sui tetti lì intorno ci vivevano i piccioni; restava un’unica possibilità. Individuazione del magico, disse, voglio vedere il mondo con occhi nuovi.

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Il libro non perse tempo e tornò alla pagina dell’incantesimo che Luca aveva scelto. Bene, disse con fare soddisfatto, scuola della divinazione quindi. Concentrandoti su questa potresti anche diventare uno specialista del settore, li chiamiamo esploratori perché vedono e svelano le cose; possiamo iniziare subito a studiare. Il bambino scoprì che le frecce erano indicazioni per i movimenti delle mani e che questi andavano fatti con un certo ritmo. Il Draghesco poi era difficile ed il libro gli disse di mandare a memoria le parole che lui gli ripeteva, come un lungo scioglilingua: almalanguer silà ampito guider, serma pilon tapù. Il momento più difficile era quello in cui terminava una frase, perché le mani dovevano adeguarsi con una serie di zig zag molto precisi. La lezione continuò a lungo, per più di due ore in cui gesti e parole vennero ripetuti allo sfinimento, poi Luca si arrese: basta, non ne posso più. Sono sicuro che tra una settimana non ricorderò più nulla di questa tiritera; era lo stesso alle elementari con le poesie. Non ho buona memoria.

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Il libro tirò a sua volta un sospiro: eh, sono stanco anch’io. Per oggi può bastare, non sei andato male ragazzino per essere stata la prima lezione; forse il nonno ti ha passato qualcosa, con il suo sangue o con le sue storie. Non preoccuparti troppo per la memoria, non dovrai ripetere tutto il rituale ogni volta che vorrai pronunciare l’incantesimo. Questa complicata procedura serve per accordarsi al flusso magico; se stessimo studiando musica si potrebbe dire che ti stai intonando. Quando ci sarai riuscito ti basterà una singola parola: ishài. Ora puoi andare Luca, rimettimi nella cassapanca per favore, ho bisogno di riposare. Ci vediamo domani per riprovare il rituale finché padroneggerai la magia.
Luca in effetti aveva fame; fece come gli era stato detto e poi scese la scaletta che portava in soffitta, chiudendo la botola di legno dietro di sé con un cigolio.