Episodio 8

Testi di Carmen Cucci, illustrazioni di Alessandro Bussi

Salgono a casa, Alessandro mette su il bollitore. Stranamente, non è agitato. La presenza di Lorenzo lo rilassa. Quel suo togliersi le scarpe fradice con cautela, il riporle sul tappeto all’angolo, lo sfregarsi le mani intirizzite dal freddo. Ha i gesti precisi Lorenzo, anche quando la tempesta gli infuria dentro. Così diverso da lui, che smania, ricorre, morde, sputa e non sa aspettare. La sottile invidia che offre la specularità.

Ha ancora il bocca il sapore di Roberto. Se lo rimescola con la lingua un attimo. No, nulla di particolare, nessuna reazione eccessiva, nessun ricordo, nessuno stimolo, nessun pensiero dolce.

Sarà di nuovo una di quelle volte in cui si affanna tanto e non rimane nulla.

Va a lavarsi i denti. Al suo ritorno Lorenzo è seduto di spalle, la testa leggermente piegata di lato. Fissa un punto oltre la pioggia senza guardarlo.

Si è già calmato, il respiro è lento. Gli poggia una mano sul braccio. Lorenzo si gira di scatto, come destato da un sonno profondo. Ha gli occhi colmi di una tristezza antica, che viene da lontano, ma puliti, limpidi.

“Sapessi piangere io così, fino in fondo, fino a non riflettere più nulla”, pensa Alessandro.

“Ale, dobbiamo fare qualcosa. Non possiamo dimenticarlo così. Era nostro amico. Ci ho pensato, magari è stata quella volta che Luca ha fatto il cascamorto con la ragazza del Baudelaire. Sai com’era, gli piaceva piacere alla gente, a volte anche senza scopo. Possiamo tornare lì e parlare con il barista, ci ho fatto il liceo insieme, questo alla polizia non l’ho detto, non volevo creargli problemi… Alessandro, mi guardi?”

“Lorenzo, io a guardia e ladri non ci gioco. Qua finisce male. Si complica tutto, ogni secondo di più. E tu sparisci per giorni e poi te ne vieni fuori con una menata del genere. Pensavo fossi pronto finalmente a dirmi la verità. Finiamola co ‘ste manfrine”.

Lorenzo tace di colpo, la saliva gli si è ritirata sotto la lingua. Odia quando il discorso non va come l’aveva pianificato nella sua mente, che la gente non risponda nel modo in cui aveva previsto. Le incrinature gli fanno saltare il cervello.

“Va bene, tu non parli, lo farò io. Sono stato da Roberto, prima. Mi ha mostrato una cosa, la pagina di un diario. C’entra la madre di Luca, era tra le sue cose. Non ce ne ha mai parlato. Dice qualcosa su di un uomo con un cappello, dalle parole penso che ne fosse innamorata, o per lo meno che facesse parte della sua vita in maniera profonda. Non ti sembra assurdo? I propri genitori non si conoscono mai del tutto. Roberto dice che Luca era andato in paranoia per questa pagina, ne aveva fatto un’ossessione. Per una cosa così, successa chissà quanti anni fa e di nessuna importanza…”

Continua a piovere. Lorenzo si alza, passa accanto ad Alessandro senza guardarlo, aggira la piccola isola della cucina, si versa un bicchiere d’acqua, inarca le spalle, gli esce un sospiro rauco. È arrivato il momento. Se lo aspettava in fondo, non era forse giunto di corsa a casa dell’amico per questo?

“Ale, sei pronto a cambiare totalmente l’idea che hai di me?”.


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