Tutto il tablet minuto per minuto. Cosa possiamo leggere nel rapporto tra bambini e tecnologie digitali.

Intervento del Commissario Agcom Mario Morcellini al workshop “Media tradizionali e piattaforme on line. Diritti, valori e modelli di offerta nel confronto europeo”

Nella crescente moltiplicazione dei dispositivi comunicativi che consentono il collegamento in rete, il ricorso a strumenti che utilizzano il touch screen sta prendendo il sopravvento rispetto alle tradizionali tastiere fisiche, sia per quanto riguarda il computer fisso o portatile, sia per quanto attiene ai nuovi cellulari e ai tablet. Il 2016 appena trascorso ci consegna l’avvenuto sorpasso delle interfacce touch rispetto a quelle tradizionali, protagoniste di una navigazione che è sempre più mobile (Audiweb Trends, “Sintesi e analisi dei risultati della Ricerca di Base sulla diffusione dell’online in Italia, Dicembre 2016. Base: totale individui 11–74 anni — N= 48.006.000).

I dati, però, raccontano anche un’urgenza conoscitiva non più rimandabile, tutta inscritta del divario tra la considerazione generale dell’elevata penetrazione delle touch technologies tra i giovani e giovanissimi e l’assenza di una ricognizione sistematica degli strumenti comunicativi usati online per le fasce d’età prescolare. Anche il nostro istituto nazionale di statistica, che pure negli anni ha aggiornato l’impianto metodologico delle sue rilevazioni sui comportamenti degli italiani rispetto alla tecnologia, rileva il dato di utilizzo per smartphone e tablet a partire dalla fascia d’età 14–17 (es. Istat, “Cittadini Imprese e ICT”, 2016).

La mancanza di dati puntuali sulla penetrazione di queste tecnologie tra i giovanissimi rende ancora più preoccupante l’assenza di un framework teorico coerente e condiviso per quanto riguarda gli effetti dell’utilizzo dei touch screen tra i bambini in età prescolare. Singoli recenti esperimenti, di impostazione quasi esclusivamente psicologica e laboratoriale, iniziano a comporre un timido mosaico di risultati. Manca, però, un’analisi complessiva dell’impatto sociale di queste nuove tecnologie su una fascia d’età così delicata dal punto di vista dello sviluppo cognitivo e comportamentale.

Per sintetizzare questa necessità di impostazione di una vertenza conoscitiva sul tema, abbiamo scelto un’espressione volutamente provocatoria parlando di bambini come. soggetti sociali non identificati. Occorre, infatti, tematizzare l’incredibile capacità di suggestione delle tecnologie che puntano sull’immagine e sullo schermo, e sulla possibilità di agire quasi immediatamente su queste forme della rappresentazione attraverso l’intervento diretto, ma soprattutto performativo, della mano. A maggior ragione per quanto riguarda la fascia d’età 0–6 anni, momento in cui è possibile osservare l’impatto delle tecnologie comunicative nello sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del bambino, prima dell’intervento decisivo della scuola.

Lo scenario che abbiamo brevemente presentato ci richiama a due impegni apparentemente contraddittori, eppure urgentissimi. Il primo riguarda la necessità di impostare un programma di ricerca sistematico su questi temi e volto all’analisi delle implicazioni in termini di socializzazione alla tecnologia. L’interfaccia touch, infatti, è lontana dagli stili di comunicazione degli adulti e per questo è capace di regalare vere e proprie patenti di modernità ed emancipazione generazionale. Tablet e smartphone, quando sono usati dai giovanissimi, giocano un ruolo decisivo (eppure ancora largamente inesplorato) nel ricalibrare i rapporti di forza tra le generazioni. I primi soggetti coinvolti in questo processo di riconfigurazione del ruolo di mediazione sono i genitori. È possibile che ci siano genitori in grado di interferire nello sviluppo dei loro figli anche sul versante dell’alfabetizzazione alle tecnologie, ma è altamente più probabile il contrario: e cioè che su questa dimensione specifica i bambini corrano veloci e soprattutto da soli.

Il secondo impegno, conseguente al primo, è relativo alla predisposizione di un quadro etico-deontologico per il coinvolgimento dei bambini nelle attività di ricerca. Da questo punto di vista, il primo aspetto da cui partire è la sensibilità generale fatta propria dalla

Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, a cui ci siamo rigorosamente ispirati nella stesura del disegno della ricerca. L’attività di ricerca dovrà, quindi, sposare il principio di non discriminazione dei bambini, assicurando il loro superiore interesse e l’ascolto non invasivo delle loro opinioni in un quadro che inviti all’accoglimento dei loro bisogni e del loro diritto alla partecipazione.

Per quanto riguarda la frequentazione delle reti digitali da parte dei giovani e giovanissimi, la questione fondamentale è il bilanciamento tra i rischi (es. privacy, contenuti espliciti, contatto con gli estranei) e le opportunità (es. apprendimento e informazione, attività sociali e di intrattenimento, pratiche che favoriscano la partecipazione) che derivano dall’utilizzo dei dispositivi tecnologici online.