Federica Esposito, giovane ricercatrice

Fin da quando ero studente di medicina, la sclerosi multipla e le malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale mi hanno particolarmente colpito, per l’eterogeneità delle manifestazioni, la complessità dei casi clinici e anche per i notevoli progressi che si sono progressivamente concretizzati in ambito diagnostico e terapeutico.”

Federica Esposito è una giovane ricercatrice che ha appena presentato a ECTRIMS — il più importante congresso internazionale sulla ricerca ed il trattamento della sclerosi multipla — un progetto di ricerca finanziato da AISM e dalla sua Fondazione. Ci racconta come e perché ha iniziato a fare ricerca sulla sclerosi multipla.

Fin da quando ero studente di medicina, la sclerosi multipla e le malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale mi hanno particolarmente colpito, per l’eterogeneità delle manifestazioni, la complessità dei casi clinici e anche per i notevoli progressi che si sono progressivamente concretizzati in ambito diagnostico e terapeutico.
Nel corso dei miei studi universitari e della formazione post-laurea ho avuto la fortuna di lavorare in un ambiente ospedaliero particolarmente stimolante, che mi ha portato a partecipare a sperimentazioni cliniche sulla malattia oltre che a studi condotti nel contesto della medicina traslazionale. Questo spiega la mia attività di ricerca sulla sclerosi multipla, che si svolge ormai da oltre 10 anni con un prevalente interesse a comprendere meglio i fattori genetici associati allo sviluppo e alla severità della malattia.

Lo studio che ho presentato ad ECTRIMS rientra nell’ambito della cosiddetta “medicina personalizzata”: adattare i trattamenti farmacologici a ogni singola persona con sclerosi multipla per ottimizzare la possibilità di risposta alle terapie. Nello specifico, ci proponiamo di studiare il profilo genetico dei soggetti che hanno iniziato il trattamento con il primo farmaco orale approvato nella sclerosi multipla — fingolimod — e che sono stati seguiti dal punto di vista clinico e neuroradiologico per almeno due anni, al fine di identificare variazioni nella sequenza del DNA che sono associate alla risposta al trattamento. I dati genetici verranno quindi integrati con le informazioni cliniche e di risonanza magnetica dell’encefalo, con l’obiettivo finale di definire un algoritmo che speriamo possa in futuro contribuire a predire la risposta individuale al trattamento con il farmaco.

La pratica clinica ci insegna che la risposta ai farmaci attualmente approvati per la sclerosi multipla può essere altamente eterogenea, a fronte anche di un’esposizione a possibili effetti collaterali. Poter identificare precocemente i pazienti meno propensi a rispondere ad un determinato trattamento (nel caso specifico a fingolimod), potrebbe evitare dei cambiamenti terapeutici dopo periodi di tempo troppo lunghi, che espongono i pazienti al rischio di possibili ricadute e di una evoluzione non favorevole della malattia, soprattutto considerato il panorama attuale che si caratterizza per un ventaglio di opzioni terapeutiche particolarmente ricco.
Colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che stanno partecipando a questo studio, il cui prezioso contributo è indispensabile ai fini della realizzazione di tale progetto.

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