Verso la riabilitazione del futuro

Protocolli cognitivi e utilizzo di nuove tecnologie, dalla Wii sino alla realtà virtuale. Il Professor Giovanni Abruzzese ci racconta l’impatto di questi cambiamenti nell’approccio riabilitativo.

Nell’ultimo decennio, la riabilitazione ha dimostrato di avere efficacia sulla plasticità cerebrale, sulla struttura del sistema nervoso centrale e dunque sull’andamento di malattia, avviandosi a diventare un pilastro importante di una nuova «medicina personalizzata» . La riabilitazione è diventata una vera e propria scienza basata sull’evidenza.

Prof. Giovanni Abruzzese al Congresso FISM 2017

Un primo aspetto che sta emergendo negli studi sui disturbi del movimento (e può essere traslato anche alla riabilitazione per la sclerosi multipla) evidenzia sempre di più come come la riabilitazione si stia muovendo verso protocolli integrati che uniscano l’esercizio fisico con un’importante componente di tipo cognitivo. «Ormai molti studi dimostrano anzitutto come sia possibile allenare anche gli aspetti cognitivi, e non solo quelli motori, in questo tipo di pazienti.” Ce lo spiega, in occasione del suo intervento durante il Congresso FISM, il professor Giovanni Abruzzese, ordinario di Neurologia all’Università di Genova che si occupa di ricerca sui disordini del movimento.

«Inoltre l’esercizio in cui sia programmata una componente cognitiva rilevante ha molte più probabilità di ottenere dei benefici e soprattutto dei benefici che si protraggano nel tempo».

Un altro aspetto interessante riguarda l’utilizzo delle nuove tecnologie: «La riabilitazione, per tutte le persone di cui stiamo parlando, è un intervento impegnativo, costoso, che si protrae anche per molti anni e nell’arco di una vita intera — continua il professor Abbruzzese -. La possibilità di usare strumenti e “device” tecnologici ormai entrati nella vita quotidiana, come tablet, smarphone, Wii e altri analoghi, consente da una parte di aumentare l’offerta riabilitativa, di ampliare a tutti l’accessibilità quotidiana a un trattamento riabilitativo. E dall’altra se ne riducono i costi, garantendo una sostenibilità nel lungo periodo dei trattamenti».

Gli studi sui disturbi del movimento, dunque, uniscono utilizzo di nuove tecnologie, protocollo di intervento motorio e protocollo di intervento cognitivo. Uno degli aspetti di questi studi secondo lo stesso Abbruzzese, riguarda quella si chiama “motor imagery” o “action observation”: «si tratta — spiega — di tecniche in cui si fanno eseguire esercizi motori arricchiti con diversi contenuti cognitivi per cui il paziente deve o pensare in modo specifico al tipo di movimento che deve eseguire o vederlo eseguito da altri, memorizzarlo e ripeterlo. C’è un background ormai consistente di ricerche che dimostrano come questo tipo di tecniche favorisca l’apprendimento motorio e garantisca effetti più significativi e perduranti nel tempo».

Un altro aspetto interessante della nuova frontiera della riabilitazione per i disturbi del movimento riguarda l’utilizzo della realtà virtuale: «il mio gruppo di ricerca — racconta Abbruzzese –ha partecipato recentemente a un progetto multicentrico finanziato dalla comunità europea, che dimostrava come l’esercizio fisico, simile a quello eseguito in ambulatorio su tapis roulant ma calato in una realtà virtuale, fosse in grado di impegnare maggiormente i pazienti da un punto di vista cognitivo, fornendo in tempo reale anche feed-back e gratificazione sulla buona riuscita del compito. E questo approccio si è tramutato in risultati migliori. Tra l’altro alla ricerca hanno partecipato pazienti anziani con rischio elevato di cadute: hanno evidenziato, nel monitoraggio dei 6 mesi successivi all’intervento riabilitativo, una significativa riduzione del rischio di cadute. Alcuni gruppi italiani hanno già utilizzato e dimostrato l’utilità di questo approccio anche nella sclerosi multipla».

Insomma, per il futuro della riabilitazione c’è una strada aperta e su questa strada è possibile che la ricerca e gli interventi per la sclerosi multipla si confrontino con quanto si sta scoprendo e sperimentando per altre malattie neurodegenerative. «La riabilitazione già oggi ha impatto sulla qualità di vita. — conclude Abruzzese — Gli approcci innovativi come quelli di cui abbiamo parlato, in particolare, portano un valore aggiunto all’efficacia dei trattamenti. I protocolli ormai ci sono e hanno una solidità scientifica trasversale. Perché arrivino diffusamente alle persone, serve una formazione intensiva dei nuovi riabilitatori su questi aspetti. Questo non compete solo alle Associazioni, ma anzitutto alle istituzioni e al mondo universitario. Dobbiamo fare transitare al mondo della riabilitazione clinica, ai fisioterapisti e agli altri tecnici della riabilitazione la conoscenza di questi approcci meno tradizionali e più innovativi. Non so dire quando, ma credo che nei prossimi anni assisteremo a un aumento della qualità e della quantità dell’offerta».


Il professor Giovanni Abruzzese è ordinario di Neurologia all’Università di Genova e Direttore U.O. Clinica Neurologica 2 ad indirizzo neuro riabilitativo, IRCCS A.O.U. San Martino (Genova). Si occupa, in particolare, di ricerche relative alla clinica, epidemiologia, genetica e farmacologia dei disordini del movimento (parkinsonismi, distonie, coree, tremore) ed è da quest’anno il responsabile (chair) del Comitato Scientifico FISM per la parte dedicata alla riabilitazione e qualità della vita.