Basta lamentarsi con LinkedIn: cambia approccio!

Non lamentarti se il tuo profilo LinkedIn non rende come vorresti. Ti sei mai domandato se utilizzi la piattaforma nella maniera giusta? Sei sicuro di aver inserito le giuste informazioni e completato correttamente i campi richiesti? Sei a conoscenza di tutte le funzionalità che il social network offre? Se la risposta è affermativa allora vuol dire che hai già preso in considerazione gran parte dei punti che vado a trattare di seguito. Se invece, è negativa, dedicami 5 minuti del tuo tempo e prendi nota.

Se vogliamo piacere a tutti, non piaceremo a nessuno.

Partiamo dal presupposto che se vogliamo piacere a tutti, non piaceremo a nessuno: non siamo dei prodotti di massa esposti in una enorme scaffalatura in attesa di esser scelti da qualcuno. Il primo step indispensabile è definire a chi vogliamo piacere e, dunque, a chi dobbiamo rinunciare. È, dunque, importante definire il nostro target che sarà, inevitabilmente la nostra audience che ascolta, legge i nostri contenuti e si confronta con noi sui temi di comune interesse, fino a trasformare una conversazione in un’opportunità di business (lavoro, collaborazione, contatto, progetto). Ancora prima di scegliere cosa condividere, bisogna pensare a chi voglio parlare! Per questo ha senso creare una rete di collegamenti di qualità, piuttosto che di quantità.

Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione.

Qual è la prima cosa che istintivamente facciamo per inquadrare bene una persona? Associare il suo nome al suo viso e poi capire di cosa si occupa (lavoro) e come si pone (outfit). Non è un caso che nella top 3 delle domande da fare per rompere il ghiaccio al primo scambio di battute in assoluto con qualcuno c’è “Di cosa ti occupi?” o in versione più diretta “Che lavoro fai?”. Bene.. Chi visita il nostro profilo LinkedIn e non ci conosce, deve avere chiaro chi siamo (foto) e cosa facciamo (professione) senza utilizzare effetti speciali, onoreficenze e job title fighi che nessuno capisce. Ragiona per parole chiave, quelle che usualmente inserisci in google o nei motori di ricerca per trovare ciò che ti serve.


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Prima di fare entrare qualcuno a casa tua, domanda chi è.

Se bussano alla porta cosa facciamo abitualmente? Apriamo senza domandare chi sia? Ammetto che lo faccio solo quando aspetto una persona che conosco. Non so te, ma io preferisco conoscere prima chi mette piede in casa mia. Lo stesso succede nella rete LinkedIn. 9 volte su 10 mi capita di ricevere richieste di collegamento su LinkedIn senza un messaggio personalizzato o una descrizione di se stessi o della motivazione del collegamento. Assurdo! Tornando alla metafora a cui ho fatto riferimento: “Perchè mai dovrei farti entrare a casa mia?”. Mi dirai con ogni probabilità: “Ma non lo fa nessuno!”. Proprio perchè non lo fa nessuno c’è un ottimo motivo per farlo e per distinguerci dalla massa!!!

I regali devono essere meritati.

Il misterioso “Endorsement” su LinkedIn (la funzionalità che permette di attribuire competenze ai nostri collegamenti) è uno strumento che ben pochi ne hanno compreso il funzionamento. Non si tratta di un gioco in cui più fai endorsement, più LinkedIn ti premia. L’endorsement è stato istituito per qualificare una professionalità e certificare delle competenze, quindi deve esser utilizzo intelligentemente. Immagina questa scena. Il tuo capo ti chiede conferma sulle competenze (es: A, B, C) di un tuo collega che potrebbe esser promosso. Tre sono le risposte “Si, è bravo in A, B, C” oppure “Non ho mai lavorato con lui, quindi non lo so” o anche “No, è incompetente”. Nell’esporti con il tuo capo (cosa non sempre facile), ovviamente ti basi sulla tua esperienza di lavoro con il tuo collega. Credo sia da folli certificare competenze che non ha: perderesti di credibilità tu in primis! Quindi.. nell’attribuzione degli endorsement usiamo un po’ di intelligenza e non regaliamo competenze come se fosse Natale!

(articolo tratto da www.spremutedigitali.com)