Come è nato questo progetto?
Serendipità.
Chi scrive, qualche giorno fa, dopo aver scaricato il social WeChat per rimanere in contatto con amici lontani, prova per gioco la funzione dell’applicazione chiamata “Agita”. Per chi non lo sapesse, la storia funziona in maniera molto semplice: agitando il telefono, questo si connette con chi, in qualsiasi punto del mondo, sta agitando il telefono nello stesso istante. Il caso ha voluto che ad agitare il telefono, in un altro punto delmondo, A o B che sia, ci fosse una persona in un certo senso non così estranea. Di lui e di tanti uomini e donne come lui sentiamo parlare ogni giorno. Persone che scappano dalla loro casa, in questo caso perchè a casa sua c’è la guerra. Le bombe. Solo che di solito di quelli come lui si sa e si vuole sapere se è morto, e se è vivo, se può essere pericoloso, chi lo ospiterà e di chi è la pertinenza del “problema”, e quanto ci verrà a costare.
Abbiamo parlato per qualche giorno e abbiamo deciso di condividere, per quanto possibile in diretta e in maniera social il suo viaggio “da A a B”, come direbbe Google maps. Il tutto sempre condiviso in prima battuta tramite Wechat, per andare oltre quello che come ci viene raccontato, è solo uno dei tanti che nella roulette delle migrazioni al massimo ne esce vivo o morto. Nessuna pretesa moralizzatrice, no. Ma non è neanche un racconto di un viaggio da A a B su uno screenshot, per lui come migllaia di altri questo “A to B” è la differenza che passa tra la vita e la morte. Io sono con lui.