#IlGraffio: entro anch’io. No, tu no. Perché la Cina resta fuori dall’MSCI

Entro anch’io. No, tu no. Entro anch’io. No, tu no.

Così Enzo Jannacci ci avrebbe dato la notizia che la Cina è rimasta fuori dall’indice di riferimento dei Paesi Emergenti: l’MSCI Emerging Market Index (MSCI EM). Per chi non lo sapesse, gli indici MSCI (acronimo di Morgan Stanley Composite Index) sono il metro con cui misurare i risultati delle gestioni in fondi e patrimoniali.

Nello specifico, MSCI EM è il parametro di riferimento per chi investe nei Paesi Emergenti: ben 23 paesi coperti, composto da 833 società, che coprono l’85% della capitalizzazione di mercato di ogni paese. La Cina è indicata al 25,26%, cui si aggiunge Taiwan col 12,95%, per un ipotetica “Grande Cina” al 38,21%[1].

I titoli indicati come Cina sono società cinesi, ma quotate ad Hong Kong. Fra i primi 10 titoli inseriti nell’indice, vi sono infatti 6 titoli quotati nella vecchia colonia inglese: Tencent Holdings, China Mobile, China Construction Bank, ICBC, Bank of China, Ping An Insurance. Chi compra o vende, lo fa quindi sulla borsa di Hong Kong.

Ogni anno, i pesi degli indici vengono rivisti; per il MSCI EM la revisione è avvenuta nel maggio 2015, e il peso della vera Cina, quella quotata a Shanghai e Shenzen, è rimasto fuori dall’indice. Perché?

Perché la Cina è fuori dall’MSCI EM?

MSCI ha dichiarato l’intenzione di iniziare ad includere titoli Cina A-shares sino al 5% dell’indice; in tal caso, la Cina peserebbe per il 30% circa. La “non-decisione” fa riferimento ad una serie di fatti.

  1. Le quote agli investimenti esteri fissate dal governo cinese. Oggi la quota è il 5% della capitalizzazione delle borse cinesi (Shanghai, Shenzen le principali), quote che dovrebbero, nelle intenzioni cinesi, salire al 10–15% prossimamente. Ad oggi, ci sono circa 100 investitori esteri qualificati ad operare ed investire in Cina (c.d. RQFII), tutti investiti entro la quota del 5%. L’esistenza di limiti percentuali agli investimenti è considerata un limite da MSCI e dagli investitori (RQFII);
  2. Restrizioni al libero flusso di capitali. L’attuale liquidità giornaliera degli investimenti è limitata, come alta è la barriera all’ammontare di denaro che può essere rimpatriato in caso di vendita di un titolo; questo limite esiste anche per gli investimenti in A-shares fatti sulle borse di Shanghai tramite la borsa di Hong Kong, limite che gli investitori vogliono vedere eliminato;
  3. Riconoscimento della titolarità del possesso azionario. La legge cinese è considerata poco trasparente e certa nel riconoscere la effettiva titolarità del possesso azionario, sia diretto che tramite fondi.

In termini finanziari, l’aumento del 5% descritto significherebbe un afflusso su titoli cinesi di $20 miliardi. Se la Cina aprisse veramente le sue porte all’investimento estero, i titoli cinesi salirebbero al 44% dell’indice MSCI, spostandone il peso in modo rilevante.

Ed ancora più importante e significativo, per i fondi che seguono gli indici MSCI, una modifica della composizione dell’ MSCI EM imporrebbe loro di iniziare a investire in un mercato che nell’ultimo anno ha visto una performance del 150%, quindi a prezzi considerati generalmente elevati dai grandi investitori.

Per investire, conoscere i titoli da comprare è essenziale, come sapere a quale prezzo conviene comprare e quale è l’indice di riferimento da adottare. E poi, seguire i suggerimenti di AdviseOnly aiuta senz’altro!

[1] https://www.msci.com/resources/factsheets/index_fact_sheet/msci-emerging-markets-index-usd-net.pdf

Corrado Griffa

Classe 1955, laurea in Giurisprudenza all’Università di Torino, master in direzione aziendale alla SDA Bocconi, corsi di perfezionamento alla Harvard Business School. Trentennale esperienza professionale nella finanza bancaria (Citigroup, JPMorgan, Merrill Lynch), finanza di impresa (Finanza Straordinaria Fiat holding, CFO Saiag Comital), consulenza strategica (partner Gea); ha costituito Griffa & Associati, che si occupa di operazioni societarie: fusioni, acquisizioni, M&A, ristrutturazioni industriali e finanziarie. Appassionato di montagna e di mare, lettore di saggi di storia ed economia, dilettante ai fornelli con grande soddisfazione dei figli (azionisti di maggioranza) ed amici. Chief editor del think tank ItaliAperta, collabora a Smartweek.it con la sua “una tazzina di caffè…”: gusto forte e concentrato, ogni mattina. Leggi tutto


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