La Grecia e il rischio contagio che nessuno vede: ecco quanto vale

Mentre cercavo di introdurre il Teorema di Bayes[1]agli studenti del Master nel quale tengo un breve ciclo di lezioni, mi è venuto in mente un esempio, che ho pensato di condividere con voi perché riguarda Grecia e Italia.

Il tema è il rischio che i guai di un “default controllato” della Grecia si propaghino nel resto dell’eurozona. In particolare, essendo io italiano, il rischio che il contagio colpisca l’Italia.

È un argomento d’attualità, visto che al meeting di Riga dei ministri delle finanze europei del 24 aprile 2015 si è parlato del problema greco. E non sono stati fatti passi avanti: Jeroen Dijsselbloem, portavoce dei ministri finanziari dell’eurozona ha escluso categoricamente qualsiasi esborso finanziario, a fronte di un pacchetto di riforme insufficienti da parte della Grecia. Sono anche volate (pare, secondo quanto riporta Bloomberg) parole grosse: il ministro greco Varoufakis è stato definito dagli altri ministri “giocatore d’azzardo”, “perditempo”, “dilettante”. Non si tratta, come vedete, di grandi risultati.

Ma torniamo al rischio contagio. Una scuola di pensiero, che va per la maggiore, è che i problemi della Grecia siano ben gestibili, anche se il Governo greco finirà i quattrini e farà default. Si tratterebbe infatti di un “default controllato”.

Ad esempio, in un suo recente studio, la banca d’affari Goldman Sachs ha immagina questa possibile sequenza di eventi:

  • nessun accordo viene raggiunto prima dell’estate, la Grecia termina la liquidità e va tecnicamente in default (in perfetto stile Argentina);
  • UE e Grecia si accordano su un piano di controllo dei capitali (stile Cipro);
  • l’Europa offre aiuti alla Grecia per evitare una crisi umanitaria (una sorta di Piano Marshall).

In questo modo si eviterebbe la temuta uscita della Grecia dall’euro (e i possibili comportamenti imitativi da parte di altri Paesi Periferici), che rimarrebbe quindi nell’orbita NATO, cosa molto importante a livello politico e militare. La Grecia in questo modo otterrebbe comunque aiuti, alleviando le drammatiche condizioni del Paese, ma i “cordoni della borsa” resterebbero strettamente nelle mani dei partner europei. Il rischio di contagio sarebbe quindi limitato.

Calcoliamo il rischio di contagio della Grecia sull’Italia

Ora, armati del Teorema di Bayes nella sua forma più elementare, delle quotazioni dei CDS su Grecia e Italia, e di un’ipotesi che si rivelerà innocua, calcoleremo la probabilità che un default della Grecia si ripercuota sull’Italia: il cosiddetto contagio.

Applicando la regola di Bayes, la probabilità di contagio dalla Grecia all’Italia è infatti pari a:

Mettiamo dei numeri nella formuletta. La probabilità di default dell’Italia nei prossimi 12 mesi, secondo il mercato dei CDS, strumenti derivati che consentono di assicurarsi (o “scommettere”) sul rischio di default, è pari al 2,7%. Quella della Grecia è del 42,3%. Quanto alla probabilità che un default dell’Italia si propaghi anche alla Grecia, beh, non c’è nemmeno bisogno di fare tante congetture (per questo è un’ipotesi innocua): come minimo è 0%, e in tal caso il rischio contagio risulta 0%, mentre al massimo è 100%. Questi numeretti implicano un rischio di contagio del 6,4% al più, valore comunque bassissimo.

Badate, non sto dicendo che se le cose si mettono male per la Grecia il rischio di contagio verso l’Italia è al massimo 6,4%: è però quello che implicitamente “affermano” i mercati finanziari con le loro quotazioni.

Se è vero, come temo, che il mercato stia prendendo sottogamba il rischio di contagio, ne consegue che larga parte dei titoli di Stato dei Paesi Periferici dell’eurozona, BTP in testa, sono ampiamente sopravvalutati.

Nonostante la trattativa tra la Grecia e l’Europa non proceda proprio in modo lineare, sinceramente, non credo sia il caso di correre a mettere in piedi le classiche operazioni di copertura del rischio di eventi estremi (acquisto di oro e divise tradizionalmente forti, come dollaro USA e yen). Questo perché, strategicamente, tutte le parti coinvolte nel negoziato hanno interesse a ridurre al minimo il rischio di una catastrofe europea. Il ragionevole compromesso, come auspicato dal saggio Mario Draghi, resta ancora l’ipotesi più probabile.

[1] Teorema largamente ignorato nonostante le sue vaste applicazioni: dagli algoritmi di Google, alle analisi effettuate nel variegato mondo dei Big Data, alla decriptazione del codice nazista Enigma da parte di Alan Turing durante la II Guerra Mondiale (un fatto determinante per la vittoria degli Alleati).


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