Obbligazioni: sì o no? Come investire col rialzo dei tassi in agguato

Se si esclude quell’isotopo instabile della Grecia, a preoccupare maggiormente i risparmiatori nelle ultime settimane sono i tassi d’interesse. Numerosi investitori di grosso calibro, inclusi il leggendario Warren Buffett, a.d. di Berkshire Hathaway, e Bill Gross, co-fondatore di Pimco passato a Janus, hanno espresso i loro timori di risalita dei tassi d’interesse. Ed è probabile che il recente rialzo dei rendimenti obbligazionari sia almeno in parte dovuto ai moniti di questi “pesi massimi” degli investimenti.

Vediamo come affrontare l’incertezza aleggiante sulle obbligazioni che molti risparmiatori detengono in portafoglio per via diretta o indiretta (tramite fondi comuni o ETF).

Quanto possono scendere ancora i rendimenti obbligazionari?

Guardate questo grafico della storia dei tassi a lungo termine negli USA e in Germania e poi ditemi. Guardatelo, però, con occhio razionale e distaccato, come se foste un essere intelligente giunto da un universo parallelo a cinque dimensioni per studiare la nostra società di rozze scimmie antropomorfe.

Ora guardate con lo stesso approccio il grafico seguente: rappresenta la distribuzione di probabilità empirica dei rendimenti dal 1957 a oggi dei bond a lungo termine negli USA e in Germania.

Nota: stima della distribuzione di probabilità empirica dei rendimenti obbligazionari decennali di USA e Germania, dal 1957 al 2015 (dati di fonte Bloomberg). E’ stata utilizzato il best fit (distribuzione Generalized Extreme Value Theory per gli USA e logistica per la Germania).

L’asimmetria è evidente; e, tenendo presente che il decennale USA rende il 2,3% e il Bund lo 0,7%, sono assai più probabili variazioni positive dei tassi. Una spinta al rialzo dei rendimenti può nascere, oltre che dalla normalizzazione della politica monetaria della FED, dagli operatori smaniosi d’incassare i profitti accumulati nel corso del memorabile bull market degli anni passati. Ciò non esclude, comunque, ulteriori discese dei tassi.

Questa situazione di mercato induce reti bancarie e promotori a spingere prodotti gestiti ad alto rischio, oppure prodotti total return. Il risparmiatore è spesso disorientato (fioccano le domande sui bond, nella nostra community). Ora, qualche dritta su come strutturare un portafoglio in un mondo a bassi rendimenti l’avevamo già fornita, perciò oggi concentriamoci sulle obbligazioni, rispondendo a una manciata di domande cruciali.

1. È bene detenere bond in portafoglio?

Innanzitutto aggiustiamo il tiro: più che di obbligazioni, parliamo di “reddito fisso” (fixed income) in modo esteso, includendo anche investimenti monetari e liquidità. Arduo pensare di non detenerne: perché va bene acquistare ETF e fondi azionari, ma non ci si può imbottire d’azioni, a meno di non avere propensione al rischio da stuntman e orizzonte d’investimento lungo. Né è pensabile puntare esclusivamente su prodotti total return e smart beta, per i quali peraltro vi segnalo questo portafoglio: difficilmente essi possono fare la parte del leone nell’asset allocation complessiva di un risparmiatore medio.

Inoltre, altri elementi supportano le obbligazioni: innanzitutto le politiche monetarie prevalentemente espansive in atto su scala globale (in primis l’aggressivo QE nella zona euro), nonché la presenza di importanti rischi geopolitici, Grecia e Russia-Ucraina in testa, nei confronti dei quali un paniere ben diversificato di obbligazioni di buona qualità costituisce un hedge, cioè una difesa. E se è vero che i rendimenti non hanno grandi spazi di discesa, è anche vero che possono risultare stabili. In tal caso, anche in assenza di capital gain, le obbligazioni generano reddito cedolare. Mica male, no?

Quindi la risposta è sì, il reddito fisso ha ancora un posto nel portafoglio di molti risparmiatori.

2. Quante peso dare a obbligazioni & Co. in portafoglio?

Dipende dal profilo di rischio (facile da individuare con il nostro test) — e questo ormai lo sanno anche i sassi — nonché dalla tipologia di portafoglio, dai suoi obiettivi. Ad esempio un portafoglio Reddito, destinato a fornire flussi cedolari e preservare il capitale, ne avrà sempre in quantità cospicua. Ma, in ogni caso, di questi tempi, un peso percentuale del reddito fisso inferiore al solito è più che ragionevole.

Quali investimenti a reddito fisso?

Domanda cruciale. Per noi di AdviseOnly, questa è la rotta per navigare nell’attuale mondo fixed income:

  • mantenersi su scadenze e duration brevi, abbassando il rischio di portafoglio grazie a maggiori investimenti in liquidità, che non rende nulla, ma difficilmente fa danni — pensate alla liquidità come a un time-out in attesa d’assistere al ritorno di rendimenti più “umani”;
  • diversificare per divisa, includendo con intelligenza sia obbligazioni di Paesi a più elevato rendimento, sia obbligazioni che — con elevata probabilità — costituirebbero un “porto sicuro” in caso di correzioni pesanti del mercato azionario;
  • investire in obbligazioni corporate, che offrono ancora un po’ di extra-rendimento;
  • in termini di veicolo giuridico, privilegiare ETF e fondi comuni, naturalmente diversificati al loro interno e ricchi di tutele giuridiche (attenzione, come sempre, ai costi commissionali);
  • non disdegnare singole emissioni societarie che presentino motivi d’interesse, se il loro taglio minimo è tale da non concentrare troppo rischio su di esse.

Questi sono i principi che applichiamo sia per i Portafogli Premium, declinati in funzione dei vari obiettivi, sia per i Portafogli Express. Non esistono ricette magiche. E, con i rendimenti e la Borsa a questi livelli, a guidare l’asset allocation è soprattutto un sano principio di diversificazione tra fattori di rischio.


Originally published at it.adviseonly.com.

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