
Il giovane cuoco birmano Ye Ko Naing, dalla scuola fondata dal premio Nobel San Suu Kyi alla Food Valley per studiare la cucina italiana grazie alla collaborazione tra Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania e ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana
Da Rangoon, capitale della Birmania e metropoli da oltre 4,5 milioni di abitanti, alla Reggia di Colorno, quieto paesino della Food Valley parmense, sede di ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana: è questa la parabola del giovane Ye Ko Naing, arrivato in Italia a fine maggio per proseguire la sua formazione come cuoco. Incontriamo Ye Ko in ALMA - La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, che gli ha offerto la possibilità di frequentare l’ICP - Italian Culinary Program, un corso con focus sulla cucina e la cultura gastronomica italiana dedicato a studenti provenienti da tutto il mondo: i 39 compagni di studio di Ye Ko arrivano infatti da 20 differenti nazionalità.
Sguardo illuminato da un bel sorriso, già in grado di esprimere concetti basilari in italiano (“Buongiorno. Come stai? Mi chiamo Ye Ko”), Ye Ko cerca di vincere la timidezza figlia della riservatezza tipicamente asiatica mentre ci racconta un po’ la sua storia di vita e il suo percorso formativo: “Sono di Rangoon, ho 22 anni e provengo da una famiglia numerosa: sono il terzo di cinque fratelli. Ho iniziato a interessarmi ai fornelli grazie a mia zia, che è proprietaria di un piccolo forno: durante le pause scolastiche, la affiancavo nel panificio, aiutandola a preparare il pane e alcuni dolcetti. L’attività mi piaceva, quindi nella mia testa è come scattata un’illuminazione: perché non fare di questa passione una professione a tutti gli effetti”?
Di qui, una volta completato il ciclo di studi tradizionale, la decisione di iscriversi alla HCTA - Hospitality and Catering Training Academy. Parliamo della Scuola di Cucina più rinomata di tutta la Birmania: una realtà legata alla Fondazione Daw Khin Kyi fondata dal Premio Nobel Aung San Suu Kyi, la cui forte convinzione è che il cibo possieda una dimensione culturale, contribuendo a forgiare l’identità delle persone, sinonimo di convivialità e veicolo di relazione con culture lontane e diverse tra loro. Quando parla di Aung San Suu Kyi, Ye Ko è visibilmente emozionato: di lei sottolinea soprattutto la grande autorevolezza, che le ha permesso di diventare una sorta di guida spirituale e politica per tutto il popolo birmano.

Il passaggio dal forno della zia alla HCTA non è indolore per Ye Ko: “Mi sentivo un po’ stranito, soprattutto all’inizio, perché non avevo una preparazione tecnica vera e propria. Molto diverso era anche l’atteggiamento di chi mi stava di fronte: ero abituato a un contesto familiare, quindi con regole flessibili. Alla HCTA, invece, è richiesta una disciplina assoluta”. Proprio alla HCTA Ye Ko inizia a familiarizzare con le basi della cucina italiana: “Prima di questa esperienza per me l’Italia in cucina era sinonimo di pizza e spaghetti. A Scuola ho avuto la possibilità di imparare alcune preparazioni di cui ignoravo l’esistenza, come la pasta alla carbonara o la pasta alla bolognese, e di gustare materie prime particolari, come ad esempio il Prosciutto di Parma”. In soli sei mesi, Ye Ko si impone come uno degli studenti più talentuosi della HTCA, tanto da essere selezionato per uno stage presso la catena alberghiera Novotel. Al Novotel Yangon Max, dove lavora per un paio di mesi.
Il passaggio successivo è rappresentato dall’Italia. “Un’opportunità meravigliosa e al contempo una sorpresa — spiega il giovane birmano -. Non mi sarei mai aspettato di essere selezionato per il progetto di scambio culturale tra Birmania e Italia, nato da un’idea congiunta di Aung San Suu Kyi e dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli”.
Mentre descrive la sua esperienza in ALMA, Ye Ko lascia trasparire un grande entusiasmo: “HCTA e ALMA sono due realtà tra loro profondamente differenti. Rispetto alla Scuola birmana, ALMA dedica uno spazio sicuramente maggiore alla cultura e alla storia del cibo: si insiste molto sul legame tra territorio e prodotto. La didattica prevede anche moduli dedicati all’igiene e alla sicurezza alimentare. E molto diversa è anche la tecnologia che abbiamo a disposizione a Colorno: sicuramente qui in Italia mi misuro con una strumentazione più sofisticata e professionale”. A impressionare Ye Ko sono stati anche la cornice storica in cui si svolgono le lezioni di ALMA - “Che meraviglia la Reggia di Colorno”! - e l’atteggiamento dei docenti, che alla severità propria dei maestri sanno alternare sorrisi e ironia, mettendo a proprio agio gli studenti. L’altra grande novità per Ye Ko è rappresentata dal fatto di misurarsi quotidianamente con ragazzi provenienti da ogni angolo del pianeta, ognuno con un proprio background culturale e con una propria formazione: “Studiare in ALMA è un’esperienza unica perché mi permette di stringere amicizia con persone di Paesi che difficilmente avrei incontrato rimanendo in Birmania. Lo scambio è sia culturale - ho già imparato alcune parole in altre lingue - sia in cucina, perché ognuno è orgoglioso di proporre agli altri i piatti tipici del proprio Paese”.
A conclusione dell’incontro abbiamo chiesto a Ye Ko quali siano i suoi programmi per il futuro. La risposta è arrivata accompagnata da un grande sorriso: “Dopo questi due mesi in ALMA mi aspetta lo stage in un ristorante italiano, ancora non so quale destinazione mi è stata assegnata, sono molto emozionato all’idea di lavorare nella cucina di una struttura importante in Italia. Però il mio futuro è in Asia: rientrerò sicuramente in Birmania e mi muoverò da una Regione all’altra, con l’obiettivo di studiare le varie declinazioni locali della nostra cucina e mettere a frutto tutti gli insegnamenti appresi in Italia: in Birmania ci sono molti italiani, sarebbe bello riproporre la vostra cucina finalmente nella maniera corretta”.
