Jake Kelly, young Australian Chef of the Year: “ALMA è andata oltre ogni mia aspettativa”. Scopri la sua “Italian Experience” alla Scuola Internazionale di Cucina Italiana

Ha conquistato il titolo di Young Australian Chef of The Year 2015, ha soli 24 anni e la sua filosofia sul cibo prevede la realizzazione di ricette genuine con ingredienti stagionali e l’uso di tecniche tradizionali. Chiedetegli qual è il suo cibo preferito e lui vi risponderà «un semplice barbecue con famiglia e amici». Jake Kelly, originario di Berkeley Vale (New South Wales), è stato ospite in ALMA per una “Italian Experience” che si porterà dentro per il resto della vita.

Jake, sappiamo che sei arrivato in ALMA con tante aspettative, come descrivere questa esperienza?

«ALMA è andata oltre ogni mia aspettativa, il livello delle lezioni è incredibilmente alto e la motivazione dei docenti è stata una fonte di ispirazione per me. Un altro aspetto che mi ha stupito è la serietà e la determinazione degli studenti, mi sono sentito un privilegiato a imparare e lavorare con loro. L’Italia è un posto strepitoso per il cibo e i vini, le persone sono molto attaccate alla propria cultura enogastronomica e vivere questi 4 giorni è stata un’esperienza memorabile».

Quali sono stati i momenti speciali a Scuola?

«Ho apprezzato molto la storia di ALMA. Il primo giorno mi hanno spiegato le tecniche di Martin Mencezy, si tratta di una cucina ridotta all’osso che prevede capacità tecniche sopraffine e un’esecuzione impeccabile. La mia lezione preferita in assoluto è stata quella sulla Pasta Italiana con chef Andrea Ruisi: ho imparato un sacco di tecniche che mi torneranno utili in futuro. La cantina è un altro spazio molto interessante della Scuola dove ho scoperto tanto sulla cultura enogastronomica italiana».

Parlaci dei tratti essenziali della cucina italiana, quali differenze hai notato con quella australiana?

«Ho notato che la maggior parte degli ingredienti usati nella cucina italiana arrivano direttamente dai produttori e per questo sono incredibilmente freschi. Le tecniche di produzione dei formaggi e dei salumi sono state affinate nel corso dei secoli e oggi questi prodotti hanno un livello qualitativo eccellente. In generale qui trattate tutto con molta cura e lo preparate alla perfezione. In generale la cucina italiana è molto ricca mentre in Australia abbiamo piatti più leggeri».

Si direbbe che il confronto con altri paesi e altre culture è importante per un giovane chef…

«Viaggiare e fare esperienze è importantissimo per qualsiasi chef. Arricchire la propria cultura, scoprire cucine diverse e vivere situazioni nuove aiuta a crescere e perfezionare l’arte in cucina. Uno chef deve sempre sperimentare cose nuove per evolvere e perfezionarsi».

All’inizio hai detto che il tuo piatto preferito è il barbecue. Ne sei ancora convinto?

«Credo che qualunque cosa cucinata sopra la fiamma del fuoco sia deliziosa e acquisti degli aromi speciali. Vi confesso il mio peccato di gola: Satay di pollo (pietanza originaria delle zone tra Indonesia e Malesia ma diffusa in tutta l’Asia, si tratta di spiedini marinati e speziati) cucinato da mio padre e servito con pane Naan (pane indiano lievitato). Sono cresciuto con questo piatto e tutte le volte che torno a casa è tradizione che mio padre me lo faccia trovare nel piatto».

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