“Popolare eh?”: Il tribunale del tribuno.

La cura di Grillo rischia di essere più nociva del problema pur serio che lui lamenta

Per chi studia democrazia e, come tanti altri, cerca quotidianamente nuove strade per affrontare la crisi del sistema rappresentativo è sempre bello vedere che un politico (consapevolmente o meno) faccia riferimento a concetti e idee innovative per svecchiare il sistema politico. Infatti, con le dovute eccezioni, rappresentate da alcune realtà locali e regionali di diversi colori politici, in Italia il tema dell’innovazione democratica è allegramente ignorato.

Certo l’idea di giuria popolare lanciata da Grillo nuova non è. Essa affonda le sue radici nel sistema anglosassone e ha la sua manifestazione più conosciuta nelle citizens’ juries degli Stati Uniti. Però la proposta/boutade di adottare giurie popolari per affrontare temi di rilevanza pubblica ha almeno il merito di orientare, per una volta, il dibattito pubblico verso tematiche che da tempo impegnano l’agenda di ricerca in materia di democrazia.

Da anni cittadini, studiosi e professionisti in tutto il mondo si sono confrontati sui migliori modi per mettere i cittadini in condizione di sviluppare un parere informato e prender parte ai processi decisionali riguardanti il bene pubblico.

Il problema con la proposta di Grillo è che lui tutte queste riflessioni sembra ignorarle. Per carità, è peccato chiedere ad un leader politico di dilettarsi nel discernere le disamine dei filosofi. Però qualcuno poteva pur dirlo a Grillo che dei mille modi per inserire pratiche deliberative nella vita politica lui stava per proporre il meno felice.

La cura di Grillo rischia di essere più nociva del problema pur serio che lamenta. Certo il problema dell’informazione va oltre la mistificazione dei fatti a cui Grillo allude e, d’altro canto, l’internet, retorica cyber ottimistica a parte, è lungi dall’essere una soluzione a tutti i mali. Ciononostante, che il sistema dell’informazione abbia gravi limiti, in Italia non meno che altrove, è difficile negarlo. Chi abbia visto più di due programmi televisivi in una settimana o letto più di due giornali o blog in un mese dovrebbe aver trovato almeno una fonte d’informazione di dubbia qualità.

Al cuore del problema con la proposta di Grillo c’è il fatto che le innovazioni democratiche dovrebbero mirare ad approfondire ed espandere gli spazi di democrazia. La proposta di Grillo di chiamare dei cittadini ad sentenziare sull’operato dei giornali va esattamente nella direzione opposta.

Tra le diverse centinaia di forme di deliberazione pubblica la giuria cittadina è quella che più strettamente aderisce al modello della camera di un tribunale: i partecipanti sono chiamati a sentenziare tra ciò che è giusto e sbagliato, lecito e l’illecito, permissibile e non.

Che un gruppo di cittadini (selezionati a caso) abbia il diritto di decidere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato scrivere è assolutamente problematico anche secondo la più minimalistica definizione di democrazia. Questo modo di innovare la politica rischia di portarla indietro di cento anni, anno più, anno meno. Un conto è il fact checking, un conto è la gogna.

Il problema di fondo di chi si eleva a tribuno è l’incapacità di accettare che tra il cosiddetto popolo ci sia chi la pensi diversamente. Più precisamente, di credere ardentemente che chi la pensa diversamente sia in cattiva fede o ignaro.

Ignari sono i cittadini ai quali il garante di turno potrà finalmente dare l’informazione necessaria a comprendere sotto quale giogo i malfidati giornalisti li tengano. Il semplice fatto che si viva in una società complessa dove le opinioni di ciascuno non possono necessariamente coincidere con quelle del Blog è semplicemente ignorato.

In tale ottica, la scelta di parlare di giurie popolari anziché giurie cittadine o giurie di cittadini, come consiglierebbe la traduzione, non è casuale. Parlare di cittadini non serve. Non preoccupatevi voi che i cittadini nelle istituzioni ci sono già: sono parlamentari pentastellati in buona fede e informati diligentemente, ricordatevi di votarli.

Grillo vuole dare voce al popolo: sarà il popolo a sentenziare. A lui magari toccherà solo individuare i rei e suggerisce le sentenze. Speriamo lo faccia fare al suo direttorio così tutto prende una parvenza più democratica.

Come si fa a non vedere questo problema nel momento in cui si fa una proposta del genere? Escludiamo la malafede e scusiamo la possibile ignoranza. Rimane il rancore grillino verso un sistema mediatico avverso.

Supponiamo per un attimo che gran parte dell’avversione a Grillo sia dettata non da asservimento o servilismo ma, almeno in larga parte, dal disaccordo con la forma e i contenuti della sua proposta e passiamo al nodo della questione: il sistema dell'informazione per come è può rappresentare una resistenza rispetto alla riforma dello status quo. Pochi potrebbero negare fino in fondo quest’ultimo problema. Ancora meno però sono quelli che possono dubitare che il nobile sforzo di ridurre al minimo l’influenza del “potere” (politico ed economico) sull’informazione ha senso solo se si mantiene una prospettiva in cui tutte le forze abbiano la libertà di esprimersi.

Pensare che il tribunale del tribuno sia una soluzione irragionevole e non democratica non significa negare né il bisogno di migliorare il sistema politico né quello dell’informazione. Significa, invece, opporsi all’idea che basti andare a pesca di nuove forme di partecipazione e nuovi canali di informazione per farsi portavoce della volontà popolare.

Infine, è importante sottolineare che il problema non è necessariamente quello della selezione casuale dei cittadini chiamati a deliberare, metodo peraltro sperimentato da tempo in tutto il mondo. Ben venga uno sforzo per mettere davvero i cittadini nelle istituzioni! Se proprio volete, estraiamo pure a sorte un’assemblea di cittadini (con incarico temporaneo e retribuiti per il loro impegno) e chiamiamola ad esprimere pareri sul alcune delle tematiche su cui legiferano i rappresentanti eletti (da sinistra a destra, 5 stelle inclusi).

Certo, a guardare l’Italia di oggi, dove non è che ci si trovi d’accordo su granché, forse è meglio lasciarla al futuro questa idea. Però, davvero, non apriamolo questo tribunale del tribuno che tra pomodori OGM e vaccini sterminatori si intaserebbe in qualche ora.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.