Perché i giovani non devono smettere di credere nei propri sogni

“Possiamo ancora credere nei nostri sogni?”: è la domanda — tra lo speranzoso e il provocatorio — posta da uno studente universitario durante il convegno, che si è svolto pochi giorni fa a Torino, in tema di Employment ed Education, dal titolo “10 idee per convivere con il mondo del lavoro che cambia”, organizzato da The Adecco Group, IAAD Torino e Fondazione Feltrinelli. Una domanda che può spiazzare, ma che — sono convinto — tutti i giovani si pongono, bombardati dai numeri di una disoccupazione che cala lentamente in un Paese, il nostro, che offre meno opportunità rispetto all’estero, e che ha un sistema produttivo frenato, anche se in leggera ripresa.

Tuttavia, con quale diritto potrei dire ai giovani — o ai miei figli, benché ancora lontani dalle scelte accademiche e lavorative — che non devono credere nei propri sogni?

Credere nei propri sogni significa muoversi per farli avverare, non aspettare che altri — istituzioni, politica, sistema aziendale o scolastico — spianino la strada per consentire di raggiungere traguardi.

Certo, è però compito di questi attori politici e sociali fare il possibile per agevolare la scalata ai sogni di giovani e meno giovani, ma l’azione del singolo è il fattore determinante, insieme alla sua attitudine.

In un contesto fluido come quello in cui ci troviamo, tra crisi che timidamente rallenta, innovazione che pervade ogni settore produttivo, rigide forme contrattuali venute meno e globalizzazione che spalanca le porte alle opportunità, non è ammesso stare fermi. Il conseguimento della laurea è un traguardo, ma non è il punto d’arrivo. Così come non lo è la firma del primo contratto di lavoro. Oggi entrare e rimanere nel mondo del lavoro significa essenzialmente tre cose: avere chiari i propri obiettivi; imparare a imparare; essere resilienti.

Il proprio obiettivo (il proprio sogno) è il punto più alto a cui bisogna tendere. È ciò che muoverà ogni scelta, la bussola che guiderà lungo il cammino. Per questo è importante coltivarlo, questo sogno. E non c’è nessuno che possa impedire di credervi.

Come quando si intraprende un lungo cammino, occorre essere ben equipaggiati: leggeri, ma preparati. Il percorso sarà probabilmente irto di ostacoli, ma ricco di insegnamenti. Il detto “non si finisce mai d’imparare” è oggi quanto mai vero: non solo perché è importante apprendere da ogni situazione, contesto, esperienza, collega e capo con cui si abbia l’opportunità di lavorare, ma anche perché il life-long learning è e sarà sempre più un must in un mondo del lavoro complesso e mutevole. Per questo il tema dell’Education è così consistente e non si esplicita solo nel percorso di studi tradizionale: corsi, workshop, master, approfondimenti a livello nazionale e internazionale costelleranno il percorso professionale, rendendo il proprio profilo spendibile sul mercato del lavoro, sia nel proprio Paese che oltre confine.

Riuscire a incrementare, anno dopo anno, il proprio sapere, plasmare il proprio profilo, intuire il gap nella propria formazione — e mi riferisco tanto alle hard quanto alle soft skill — al fine di colmarlo, significa rendersi occupabile, e questa è la chiave per non rimanere ai margini del mercato del lavoro o, peggio, per ritrovarsi a un certo punto esclusi

A questo si lega il concetto di resilienza: di fronte a sconfitte, bruciature, delusioni è importante continuare a credere nel sogno che aveva spinto a muovere i primi passi, se necessario rimodulandolo, provando a scegliere percorsi differenti, senza perdere determinazione.

Con The Adecco Group ci impegniamo su tre dimensioni a livello di Education e di Employment: orientare, ispirare e immaginare.

Orientiamo i giovani, a partire dagli studenti delle scuole superiori, condividendo strumenti che possano chiarire le idee sul futuro, far riflettere sulle proprie ambizioni e le proprie attitudini. Su questo fronte, progetti come TecnicaMente, DigitalMente e UniversaMente favoriscono l’incontro tra scuole, università e aziende, così come i progetti di alternanza scuola-lavoro (che nel 2017 hanno totalizzato 150mila ore di orientamento in oltre 300 scuole coinvolgendo 45.000 studenti) avvicinano i ragazzi al mondo del lavoro, rendendolo più concreto e comprensibile.

Ispiriamo attraverso progetti e partnership che possano essere utili ad aziende, decision maker, stakeholder che hanno il compito di guidare il cambiamento contribuendo alla realizzazione di un mercato inclusivo.

Immaginiamo, insieme alle aziende che collaborano con noi e ai nostri partner, gli scenari di domani, tra ecosistema 4.0, innovazione tecnologica, automazione e novità che stravolgeranno il modo di lavorare e pensare il lavoro, senza dimenticare il maggior peso che welfare e CSR via via stanno ricoprendo per le persone e le organizzazioni, e la necessità di porre gli individui al centro delle scelte delle aziende, tra smart working e work life balance.

Il nostro ruolo, come professionisti, orientatori, ma anche genitori (al fianco di istituzioni e mondo scolastico) è quello di fare in modo che i nostri giovani non debbano chiedercelo, se sia giusto o no credere nei propri sogni.

Ma che, semplicemente, lo facciano perché sanno di poterli realizzare.

Grazie alla propria determinazione e, anche, agli strumenti che noi, in primis, dobbiamo garantire siano nelle loro mani.

All’interno del convegno “10 idee per convivere con il lavoro che cambia” sono emersi diversi spunti di riflessione interessanti: è possibile coglierli nel live tweeting.