Inside white lines [ita/eng]

Un capannone industriale dall’atmosfera rarefatta, i perimetri delle case segnati a terra con il gesso, teli bianco per il giorno, neri la notte, poco altro. La scenografia di Dogville è il risultato della depurazione del superfluo, lo scheletro di una città che esplicita solo le sue componenti essenziali, geometrie rigide e arredi minimi per distinguere le funzioni. Ne risulta uno spazio scindibile in due componenti, una orizzontale dominata dal disegno, e una verticale scandita dalla variazioni di luce, episodio che sconfina nella sceneggiatura e accompagna un’asettica voce narrante nel descrivere il succedersi dei capitoli. Certi vincoli stilistici, come la ricerca di continuità e omogeneità spaziale, ammiccano a restrizioni narrative aristoteliche, ma l’artificio più geniale del regista resta quello legato alla massa immaginaria dei setti murari, nel rendere il concetto di trasparenza soggettivo. Nel momento in cui Gracy ha gli occhi del villaggio puntati su di sé, lei lo sente, noi lo vediamo. Ma sapreste negare viceversa?

[The rarefied atmosphere of a warehouse, the perimeters of the houses drawn on the ground with the chalk, a white curtain for the day, a black one for the night, just few more stuff. The scenography of Dogville is the result of the unnecessary depuration, the skeleton of a city that expresses just his main components, a straight geometry and poor furniture in order to recognize the functions. The result is a space decomposable in two components, a horizontal component controlled by the drawing, and a vertical one controlled by the light variation, that accompanies the voice-over during the chapters. Some stylistic restrictions, like space continuity and space homogeneity, belong to ancient Aristotele’s rules, but the main ingenious movie-director’s invention is the imaginary mass of the walls, the fact that he transformed the concept of transparency in a subjective impression. Meanwhile Grace attired the eyes of the whole village, she feels it, and we can see it. But can’t you say the opposite?]