A casa di Galip

Nel cuore della Cappadocia turca vive un mastro artigiano di nome Galip, riconoscibile per i suoi capelli ribelli e i suoi baffi delineati. Il suo inaspettato “Ntz” permette di ipotizzare una nuova origine per quel “no” che, nel pieno della mia ignoranza, ho generalmente attribuito a tribù contemporanee di discendenza latina ubicate tra Centocelle e Tor Bella Monaca.

Galip ospita tutti a casa sua, Chez Galip, un posto che conserva un sapore rustico di bellezze antiche. Lo sguardo a casa di Galip si posa su un’infinità di vasi, vasetti e vasoni d’argilla, di ogni forma e dimensione, adattati a qualunque tipo di necessità: ci sono posaceneri a forma di vasi, ringhiere fatte di vasi, mucchi di vasi a decorare il giardino, vasi per brocche, vasi come bicchieri. Vasi, vasi e ancora vasi, tutti opera di Galip. Ma è del tutto inappropriato parlare di semplici “vasi”, perché ognuno di quelli è frutto di amore per la terra e per l’acqua, di quella passione per la creazione che pervade ogni movimento netto, pulito, preciso e rapido che produce ogni “vaso” con i mezzi più rudimentali. Non si può chiamare semplicemente “vaso” quella che è una realizzazione che sottintende un’esperienza decennale, secondo antiche pratiche e procedure tramandate di padre in figlio. Si chiama “arte”.

A casa di Galip troviamo numerosi pezzi d’arte, di mille forme e colori. L’argilla è alla base di tutto, e viene spesso ricoperta da un sottile e prezioso strato di colore, steso secondo schemi mai casuali. Giovani apprendisti si alternano negli anni in quel laboratorio magico, rubano gli antichi segreti di Galip, e continuano la loro esistenza nel mondo arricchiti di competenze originate chissà quando nella storia.

Chez Galip è un tesoro inestimabile, una testimonianza vivente di pratiche antiche, un tuffo a pie’ pari in un passato eterno e immutato, che incanta e sbalordisce.

Quando ripenso a lui riesco sempre ad immaginarlo perfettamente, in quel casale su una collina arida della Cappadocia, seduto sul suo trono d’argilla a spingere il tornio con la gamba, mentre immerge le mani nell’acqua, pronto a creare una nuova opera d’arte.

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