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A. Più precisamente, La desinenza in A, testo bizzarramente teatrale scritto da Carlo Dossi, il più eccentrico del gruppo di artisti e letterati che animarono la Scapigliatura. Mentre in Italia dilagava il fenomeno del manzonismo, Dossi sostenne con forza l’urgenza di un rinnovamento linguistico che ormai non si poteva più procrastinare. Su questo argomento è incentrata la prefazione con cui il libro fu pubblicato nel 1884.

Oltre all’acume dell’intellettuale brillante, leggendo le numerose pagine di quella che appare come una vera e propria invettiva, colpisce la lucida consapevolezza della sintonia che gli strumenti espressivi devono necessariamente avere con la società al cui servizio essi operano. Inutile opporre resistenza brandendo purismo e censura, la lingua è un organismo vivo e, come tale, in continuo mutamento. Che piaccia o non piaccia, quindi, la sua funzione non è irrigidirsi e chiudersi bensì adattarsi con naturalezza alle trasformazioni culturali e tecnologiche, sociali e antropologiche che intanto accadono intorno. Guai a comportarsi come coloro che “pur di non dire «vagone» avrèbbero sempre viaggiato in vettura”: un tale scollamento renderebbe vano ogni tentativo di comunicazione.

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