GOLDFISH .
Mattia si posizionò dietro la boccia del suo pesciolino rosso, studiando i suoi movimenti sistematici e ripetitivi.
La sua faccia si deformò attraverso il vetro,guardandolo dall’ esterno sembrava si fosse incastrato dentro.
Ad un tratto sgranò gli occhi e face una strana smorfia. Intuì che forse lui e quel pesce non erano tanto diversi.
Entrambi erano finiti in un microcosmo senza volerlo ed entrambi giravano sempre intorno le stesse cose.
Lui voleva però la sua capacità di dimenticare in fretta,per poi meravigliarsi sempre.
Voleva, non sentire.
Voleva non chiudere mai gli occhi,per non perdersi nulla.
La madre richiamò la sua attenzione,chiamandolo dall’ altra stanza.
E i pensieri del piccolo, si dissolsero nell’ aria come il fumo di una sigaretta.