Fidarsi di sé

La vita è un atto di fiducia.

Per un breve, brevissimo periodo durante l’università ho avuto una relazione con un chimico industriale (o almeno che studiava per diventarlo).

Se lo rivedessi per strada non so se lo riconoscerei ma non dimenticherò mai una conversazione avuta con lui seduti nell’androne della facoltà di Fisica.

Mi spiegava che vivere significa fidarsi. Delle leggi fisiche che governano l’universo.

Significa anche fidarsi delle persone che queste regole seguono e padroneggiano.

Fidarsi di chi ha costruito la casa in cui siamo, il cui tetto banalmente non ci cada in testa.

Fidarsi di chi ha assemblato il motore delle nostre macchine, montato le ruote delle nostre biciclette, le ali dei nostri aerei.

Fidarsi anche del fatto che nessuno voglia farci del male.

Gli eventi terroristici colpiscono così tanto al cuore proprio perché vanno a minare nel profondo questa fiducia di vivere.

Ci fidiamo quindi.

È un fatto naturale, fin da quando siamo piccolissimi.

Ci fidiamo della persona che ci mette al mondo, di quella le cui labbra desideriamo baciare, di quella che dipenderà da noi per muovere i suoi primi passi.

Quello che semmai dobbiamo imparare, col tempo, è a non fidarci troppo.

D’altra parte se non ci fidassimo la nostra vita stessa non potrebbe esistere.

Rimarremmo fermi e immobili.

Attoniti di fronte alla consapevolezza di tutto quello che di male potrebbe succederci, anche stando a casa, sotto le coperte (metti che scoppia la caldaia che l’addetto non ha controllato a dovere, che un aereo si schianti sulla nostra casa e il nostro letto perché il pilota non è stato in grado di guidarlo etc).

Anche sul lavoro ci fidiamo.

Di chi ci controlla i conti, ci passa i dati, scrive i codici dei nostri siti, ci fa le foto, ci racconta.

Ci fidiamo anche di chi ci legge e ci segue.

Di chi ci mostra fiducia.

Quindi perché è così difficile fidarci della persona che frequentiamo da più tempo e con più assiduità, di cui conosciamo tutto e che ci ama più di ogni altro?

Perché non ci fidiamo di noi stessi?

Delle sensazioni che proviamo?

Fidiamoci del nostro intuito.

Delle persone che ci dice di avvicinare.

Dei lavori che ci suggerisce di evitare.

Delle cose che sentiamo fortemente di dover fare.

Anche se ci sembra una pazzia (come lasciare il tempo indeterminato per aprire una attività in proprio).

Nonostante tutti, nonostante tutto, nonostante la ragione.

Fidiamoci di quello che ci piace fare e di quello che non sopportiamo.

Non è pigrizia.

Non è supponenza.

Il sacrificio è necessario per crescere, ma sacrificarci mentre percorriamo una strada non adatta a noi porta solo un forte senso di frustrazione.

E la vita è troppo breve (e potenzialmente in costante pericolo abbiamo detto no?) per essere frustrati tutto il tempo.

Fidiamoci di noi.

Io quando sono andata contro il mio intuito mi sono sempre trovata in situazioni incastrate, soffocanti e in cui non mi sentivo a mio agio.

Solo se inizieremo a fidarci di noi stessi, per primi, costruiremo un processo positivo di fiducia che diventerà circolare e si autoalimenterà.

Respiriamo a fondo, ascoltiamoci e poi fidiamoci.

Che si traduce anche in: pensiamo meno, intuiamo di più.