Il nostro bisogno di complotto

Sono cresciuto leggendo quintali di libri che trattavano argomenti un po’ borderline: le grandi piramidi, Atlantide, fantasmi, magia (di qualunque colore), Loch Ness, OBE, Alieni e molto altro.
Quando nel 2004 Dan Brown pubblicò il romanzo che lo ha reso famoso, io conoscevo già gli argomenti trattati, perché nel 1988 avevo letto il saggio di Baigent, Leigh e Lincoln, il Santo Graal (suppongo che anche il buon Dan abbia sfogliato quelle pagine prima di scrivere il Codice da Vinci).
Nel 2012 faceva scalpore la notizia che Nibiru si sarebbe schiantato sul nostro pianeta, perché così avevano decretato i terribili Maya. Per me quella era già storia vecchia, visto che nei primi anni ’90 avevo letto un paio di libri del buon Zecharia Sitchin ed ero perfettamente a conoscenza delle sue teorie, degli Anunnaki e tutto il resto.
Insomma, sono cresciuto assorbendo gran parte di quelle informazioni, nozioni e storie che oggi vengono implacabilmente accostate alla teoria del complotto.
All’epoca, quando ho cominciato ad appassionarmi a questi argomenti ero adolescente, credevo davvero alle meraviglie che questi pretenziosi libri riportavano (è scritto in un fottuto libro, può essere falso?).
Poi col trascorrere degli anni la mia capacità critica ha prevalso sul fascino indiscusso di certe storie e, inevitabilmente, le ho ridimensionate.
Fino a quando è arrivato internet. E le cose si sono complicate.

Quando si affrontano in rete certi argomenti, ormai si assiste allo scontro tra due schieramenti distinti, entrambi con idee molto radicali: invasati complottisti da una parte e lapidari debunkers dall’altra.
Quale delle due categorie abbia fatto più danni alla politica del sano confronto e scambio di idee, francamente non lo so.

Il debunker di professione è quell’individuo che rifiuta qualsiasi argomento non sia sostenuto dalla comunità scientifica o provenga da fonti accreditate, salvo poi fare marcia indietro con estrema naturalezza se i suoi fidi dispensatori di sapere e verità certificata ISO 9000 e rotti ci ripensano, come nella migliore tradizione Orwelliana del bispensiero.
Vi faccio un esempio, tirando in ballo proprio Nibiru.
Io non credo alle interpretazioni di Sitchin, così come ad esempio non ci credono nemmeno gli astronomi. Tanto che uno dei loro più abusati argomenti a sostegno della falsità di tale teoria era che se esistesse un pianeta come Nibiru, pur muovendosi esso in un’orbita molto ellittica, qualcuno lo avrebbe già individuato da tempo, considerata la quantità sterminata di telescopi che puntiamo quotidianamente in cielo per lavoro, ricerca o semplice diletto.
In effetti questa considerazione lascia poco spazio a qualsiasi altra in merito all’argomento.
Storia chiusa?
E no, perché all’inizio di questo anno due astronomi californiani hanno presentato una nuova prova che attesta l’esistenza di un pianeta transnettuniano, molto più grande della Terra, con un orbita particolarmente ellittica. Il corpo celeste in questione è stato battezzato Pianeta Nove e già da un po’ se ne ipotizzava l’esistenza; anche se nessuno lo ha mai visto.
E allora Nibiru?
Ah no, quello non esiste. Già, però… se Nibiru non può esistere perché avremmo dovuto accorgerci della sua presenza grazie alle osservazioni astronomiche degli ultimi secoli, perché Pianeta Nove esiste?
Per carità, la comunità scientifica rimane ancora nel campo delle ipotesi, perché gli scienziati sono come il buon Tommaso che se non vedono non credono anche se la matematica ne dà conferma, però Nibiru e Pianeta Nove vengono comunque trattati come Babbo Natale e Winston Churchill (lascio a voi il giusto accostamento nella similitudine, ma non è difficile).
In seguito alle dichiarazioni dei due astronomi in molti si sono domandati: ma non sarà che Nibiru (al netto delle farneticazioni di Sitchin che ha interpretato ad minchiam i testi sumeri) potrebbe essere Pianeta Nove? Che ne sai? Magari i Sumeri, (vissuti all’incirca tra 6000 e 3500 anni fa), hanno davvero osservato un corpo celeste attraversare i cieli notturni della loro epoca, e magari si trattava proprio di Pianeta Nove che poi è lentamente scivolato nelle profondità dello spazio transnettuniano a causa della sua orbita ellittica o di altri eventi astronomici, tipo collisioni di corpi celesti. Tutto può essere. Tutto o niente, in effetti. Ma per i debunkers è sempre niente. E poi è tutto. Non può esistere un pianeta come Nibiru, lunga vita a Pianeta Nove!

Per contro, i complottisti giustificano le loro teorie con altre ancora più assurde, ignorando completamente dati scientifici piuttosto evidenti o osservazioni che non dovrebbero lasciare spazio ad ulteriori farneticazioni. Qualcuno di voi sa che esistono persone istruite all’interno della nostra società che ritengono plausibile l’idea che la Terra sia piatta?

Se dovessi scegliere uno dei due schieramenti, mi sposterei senza ombra di dubbio dalla parte dei complottisti (alle loro feste credo ci si diverta di più).
Il motivo è semplice.
La nostra capacità critica dovrebbe sempre rimanere libera di muoversi a 360° all’interno dello sconfinato mondo dello scibile umano. Se iniziamo ad elevare a dogma inconfutabile tutto ciò che arriva dagli organi di informazione ufficiali, lentamente atrofizziamo la nostra capacità di mettere in discussione, divenendo degli spettatori passivi, delle spugne che assorbono senza mai rilasciare. Che ci piaccia o meno, dobbiamo accettare l’idea che i complotti esistono realmente, e che molte verità vengono tenute nascoste ai popoli. Julian Assange e Edward Snowden ci hanno chiaramente dimostrato come il lavoro dei Governi del mondo non sia proprio cristallino. Non sto asserendo che all’interno dell’Area 51 ci siano gli alieni, che le scie chimiche siano una realtà o che un’organizzazione segreta provochi i Terremoti sul nostro pianeta per assicurarsi il controllo delle masse.
Credo sia però importante continuare a mettere in discussione e provare a guardare oltre, se non altro per ampliare in maniera costruttiva il dibattito.

Tutti ci ricordiamo degli attentati dell’11 settembre e tutti conosciamo le varie teorie del complotto che sono legate a quel drammatico evento. La madre di tali teorie sostiene che gli americani si siano bombardati da soli quel giorno.
Siamo tutti d’accordo che, in linea di massima, si tratti di una tesi infondata. Però… Proviamo, partendo da questa idea ad arrivare ad altre, basandoci su quello che sappiamo e facendoci venire il dubbio. Ad esempio: in quel periodo l’America era in guerra e il rischio di un attacco terroristico era alto; allora come è stato possibile che una ventina di affiliati ad al-Qa-ida siano riusciti a prendere possesso di quattro aeroplani decollati da tre aeroporti diversi? E come è giustificabile il fatto che i radar non abbiano individuato subito le anomalie nelle rotte di quei voli, richiamando l’attenzione degli organi preposti alla sicurezza nazionale? Sembra quasi che i terroristi abbiano avuto campo libero per portare a termine la loro missione!
Non crediamo all’idea dell’auto-attentato da parte degli americani, però certe considerazioni spingono necessariamente a delle riflessioni, che vanno in direzioni totalmente opposte rispetto a quelle dei complottisti, ma che nascono dalla medesima base congetturale.
Una domanda su tutte potrebbe essere: quanto sono stati negligenti gli americani nella propria difesa, di chi sono le responsabilità? Perché i terroristi hanno potuto agire così liberamente?
Ecco, riflessioni come queste nascono dalle stesse teorie che alimentano il fuoco perpetuo del complottismo, ma conducono verso altri lidi speculativi, che meriterebbero di essere approfonditi.
Vogliamo parlare del finto allunaggio del 1969 (finto per i complottisti, ovviamente)? Uno dei (tanti a quanto pare) dettagli controversi è quello della famosa bandiera che pare sventolare mossa da un inesistente vento lunare. La NASA confermò che il drappo stava su perché fissato con una asticella orizzontale, proprio perché si vedesse bene nella foto.
Fantastico. Partiamo da qui per capire il motivo di quella mossa, che non ha nulla a che fare col complotto ma riverbera di aspetti affascinanti sotto il profilo sociale e politico.
Gli americani quel giorno stavano scrivendo un capitolo importante nella storia dell’umanità. Quel 20 luglio del 1969 l’uomo varcava i confini del proprio mondo in maniera tangibile, calpestando un suolo che non apparteneva alla Terra. Quello doveva essere il gesto, appunto, di un UOMO, di un rappresentante della razza umana. Poco doveva importare che fosse americano. Però in quegli anni c’era stata la corsa alla Luna, la rivalità con l’odiatissima Unione Sovietica, lo spettro della guerra fredda sempre in agguato. Quella bandiera, con la sua asticella orizzontale che la sosteneva perché fosse chiara in tutto il suo splendore la trama a stelle e strisce, non ci parla di complotto, non ci suggerisce l’idea di un set cinematografico occulto, ma deve piuttosto spingerci a riflettere sull’importanza politica e forse anche militare di quell’impresa storica, e tutto ciò che ne è scaturito.
Se non fosse stato per i sostenitori del finto allunaggio, questo aspetto legato all’impresa di Armstrong e soci non sarebbe emerso (o almeno questa considerazione non avrebbe avuto una risonanza così popolare).

In conclusione, mi sento di sostenere l’idea che noi abbiamo tutti quanti bisogno del complotto, e che dubitare e porsi domande sia fondamentale per costruire un pensiero critico allargato, in grado di rompere gli argini del consueto e del consono per produrre ragionamenti tangenti in grado di gettare luci e ombre sulle nostre certezze.
I debunker non mi piacciono, si è capito. Le loro certezze non ammettono mai repliche costruttive. Con loro, le basi della discussione vengono demolite ancora prima di riuscire a poggiarci sopra l’embrione di un’idea.

L’umanità ha bisogno di dubitare e di mettere in discussione. La scienza e la filosofia si basano su questi principi, e si sono evolute proprio grazie alla spinta del dubbio. Privare il dibattito della libertà di dissentire non apporta crescita, ma solo assoggettamento a quelli che rischiano di diventare dei veri e propri dogmi.
Uomini e donne illuminati hanno rivoluzionato il mondo proprio grazie alle loro idee da complottisti. In molti casi rimettendoci la vita.

Giordano Bruno era il complottista. E la Chiesa Cattolica il debunker.
Quattrocento anni dopo la battaglia è ancora aspra!

Ne rimarrà soltanto uno (ah no, scusate… quello era un altro film).