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Internet ha reso tutto più veloce e immediato, restituendoci la percezione che il successo e la realizzazione siano traguardi che si raggiungono in tempi ristretti, fuori dei quali sei fregato. Le dinamiche della rete hanno alterato la nostra percezione di fallimento, lavorando su algoritmi che obbligano ad ottenere un immediato riscontro, pena l’oblio da timeline, bacheche e quant’altro.

Un libro non ha data di scadenza e non soccombe all’incedere del tempo, ma gli sopravvive, in un continuo e ciclico rinnovamento. Noi oggi rispolveriamo un classico di 150 anni fa e lo scopriamo più attuale dell’editoriale che abbiamo letto questa mattina sul nostro quotidiano preferito.

Come dici tu, Luca, oggi in molti scrivono solo in funzione di un riconoscimento nel breve periodo. Sembra abbiano perso la capacità di vedere la propria opera come un monumento, un artefatto in grado di resistere alle insidie del tempo. E forse tutta questa preoccupazione per le vendite scaturisce proprio da questa mancanza, cioè dall’assenza di una percezione immortale della scrittura.

Internet, in questo caso, non ci ha aiutato!

Per quanto riguarda il suggerimento di scrivere e basta, io credo che un buon libro, alla fine, troverà sempre qualcuno in grado di apprezzarlo. Nonostante lo scrittore e, spesso, nonostante il lettore.

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