Daspo. Un duro colpo allo stato di diritto

Nato nell’ambito delle manifestazioni sportive questo provvedimento si sta diffondendo su altri terreni limitando libertà personale e di movimento eludendo le garanzie tipiche del campo penale (cui spesso neanche si arriva)

di Elia De Caro e Andrea Oleandri

Lo scorso 25 marzo nella capitale diverse manifestazioni si sono dislocate per le vie della città in occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma.

Ad una di queste manifestazioni oltre 100 manifestanti non sono mai arrivati, fermati dalle forze dell’ordine e condotti presso il centro di identificazione di Tor Cervara, alla periferia est della città.

Dei fermi preventivi che si sono trasformati, per alcuni dei ragazzi, in “Daspo” con divieto di accedere alla città per periodi che vanno da 1 a 3 anni.

Il motivo del provvedimento emesso dal Questore è il fatto di averli trovati in possesso di felpe, keyway, fumogeni.

È questo solo uno degli ultimi casi in cui questo provvedimento, nato nell’ambito delle manifestazione sportive (il termine Daspo è infatti acronimo relativo proprio al divieto di accedere a questo tipo di eventi e impropriamente e per carattere di semplificazione usato in tutti gli altri campi), si sta via via diffondendo anche su altri terreni: quello delle manifestazioni e mobilitazioni politiche, quello degli stupefacenti e su quello di mendicanti e senzatetto. Da strumento di prevenzione a misura di allontanamento dei marginali al fine di ridisegnare nuove geografie urbane.

Tuttavia è impossibile non segnalare come questo provvedimento rappresenti in sé un duro colpo allo stato di diritto.

Essendo un provvedimento amministrativo emesso dal Questore prevede la convalida dal Giudice ordinario ( in questo caso il GIP) solo nei casi in cui il divieto di accedere a manifestazioni sportive venga accompagnato dalla misura di doversi presentare presso gli uffici di PG a firmare negli orari e nelle giornate di svolgimento delle stesse . Una convalida che viene effettuata sulla base dei requisiti formali e che è possibile riuscire ad evitare solo in casi limitati. Laddove non sia prevista la firma non vi è la convalida del Giudice ordinario ed è possibile solo il ricorso al Tar senza le garanzie proprie del procedimento penale. Quindi, senza alcun possibile efficace contrasto all’emissione di questo atto, si attua una limitazione della libertà personale e di movimento. Spesso senza alcun provvedimento penale a carico della persona colpita dal Daspo.

Torniamo al caso dei ragazzi “daspati” per la manifestazione del 25 marzo.

Il provvedimento è stato assunto nei loro confronti per il ritrovamento — si legge sull’Espresso — di «due giubbotti e una maglietta di colore nero» oltre che «un fumogeno». «Abbigliamento e materiale usati in circostanze analoghe per agevolare il travisamento e rendere difficoltosa l’identificazione dei responsabili di azioni violente». Infine «sulla base di accertamenti effettuati presso le banche dati delle forze dell’ordine», viene attribuito «un comportamento di assoluta indifferenza ed insofferenza all’ordine costituito con conseguente reiterazione di condotte antigiuridiche sintomatiche». Ovviamente la verifica sulle banche dati riguardano le segnalazioni di polizia e non il controllo sul casellario giudiziario che, non necessariamente, sarebbe risultato “macchiato”, né una verifica dei carichi pendenti, spesso infatti le segnalazioni di polizia si risolvono in un nulla di fatto e non assurgono neanche al livello di iscrizione penale.

Sempre nel dispositivo del Questore si legge anche del ritrovamento di alcuni bastoni nei pressi del percorso di uno dei cortei — quello a cui verosimilmente avrebbero partecipato i ragazzi fermati. Tuttavia questo ritrovamento non è in alcun modo collegato con la situazione di questi ragazzi e, se è vero che la responsabilità penale è personale, i due fatti non dovrebbero essere minimamente assimilati.

Ed infatti, almeno ad oggi, il diritto penale non si è mosso contro nessuna delle trenta persone ‘daspate’.

Provvedimenti restrittivi della libertà personale e di movimento dovrebbero essere di esclusiva competenza della giustizia penale. È in questo campo che sono applicate tutte le garanzie per la persona accusata di una fattispecie criminosa.

Qualsiasi altro atto si trasforma in una pericolosa compressione del diritto e delle libertà.

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