Pena, confine, prevenzione. La detenzione nel 2018

La Relazione al Parlamento del Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Detenute o Private della Libertà Personale

Di Federica Brioschi

Nell’ultimo ventennio il sistema penale e penitenziario ha rappresentato nel senso comune un argomento di cui discorrere facendo ricorso esclusivamente a semplificazioni dando libero sfogo alle paure, reali o — assai più spesso — presunte.

A quest’ultima tornata elettorale i fautori del populismo penale hanno saputo cavalcare queste paure e inserire nei rispettivi programmi quelle che fino a qualche tempo fa sarebbero rimasti slogan in grado di trovare legittimazione soltanto nei bar.

È nel difficile momento del controverso Contratto per il Governo del cambiamento (che dal punto di vista penale e penitenziario si limita a ripetere gli stessi slogan populisti che ricorrono da anni) che il Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Detenute o Private della Libertà Personale, Mauro Palma, presenta la seconda Relazione al Parlamento sulle sue attività di monitoraggio.

In questo suo secondo anno di vita tali attività si sono estese anche ad altre aree di privazione della libertà — come quella relativa ai trattamenti sanitari obbligatori e le strutture residenziali — che sono andate ad aggiungersi a quelle “classiche” di cui si occupa il Garante anche nella funzione di Meccanismo Nazionale di Prevenzione della tortura (NPM), ovvero le camere di sicurezza delle Forza dell’Ordine, il monitoraggio dei voli di rimpatrio e le carceri, luogo di privazione della libertà per eccellenza.

In ambito penale problemi rilevati dal Garante sono molteplici e spaziano dal tema dell’aumento delle presenze in carcere, a quello delle vulnerabilità e delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale, al genere, alla nazionalità, all’appartenenza a un determinato gruppo etnico, al disagio psicologico.

Altre importanti problematiche che vengono evidenziate riguardano i circuiti detentivi e i regimi speciali. Per quanto riguarda i primi, merita una particolare menzione la critica del Garante sulle procedure di classificazione e declassificazione dei detenuti dai circuiti Alta Sicurezza. Inoltre risultano spesso poco chiari i criteri utilizzati relativamente all’assegnazione e fuoriuscita da tali circuiti. Nei casi di diniego delle richieste, per esempio, sono riportati riferimenti a fatti accaduti anche molti anni addietro, senza ulteriori elementi aggiuntivi che giustifichino tale decisione e a volte addirittura contro il parere positivo delle Direzioni degli Istituti.

Al regime speciale 41 bis è dedicata un’ampia gamma di considerazioni che è bene riportare poiché purtroppo il Contratto di Governo dedica una frase a dir poco inquietante a tale regime, auspicandone una revisione “così da ottenere un effettivo rigore nel funzionamento del regime del carcere duro”. Come se il 41 bis non fosse sufficientemente duro, rigoroso o deumanizzante.

Nella sua analisi il Garante si rifà all’orientamento della Corte Costituzionale, che legittima il regime in funzione del suo scopo, e adotta l’approccio del CPT e della Corte Edu che prendono in analisi le specifiche restrizioni del regime e le valutano “alla luce della funzionalità complessiva per cui il regime è adottato”. In particolare il Garante riporta che dal suo monitoraggio ha constatato un’applicazione dell’ultima circolare emanata a ottobre in senso restrittivo anche a causa di indicazioni inviate in maniera informale che istruivano le Direzioni delle carceri in tal senso. Fra le problematicità vengono citati il conteggio delle “ore d’aria” e l’esistenza delle cosiddette “aree riservate”, aree opache in cui i detenuti sono sottoposti a un regime ancora più duro e in quasi isolamento.

Fra i temi affrontati dal Garante nella sua Relazione si trovano anche l’ostatività, i reparti di medicina protetta nelle strutture ospedaliere, le Rems, le comunità per adulti e minori, la questione ancora aperta delle misure di sicurezza e il doppio binario, e la mancanza di un Ordinamento Penitenziario dedicato esclusivamente ai minori.

Nella Relazione sono riportate anche le tematiche più ricorrenti nei reclami che vengono inviati dai detenuti al Garante: la maggior parte concernono la qualità della vita detentiva, seguono il diritto alla salute e la sua tutela e le richieste di trasferimento “per avvicinamento alla famiglia o per motivi di studio e la tutela della salute”. Da un confronto fra quanto riportato dal Garante e i reclami che vengono ricevuti dagli sportelli legali e dal difensore civico di Antigone, le tematiche risultano pressoché le stesse con la sola eccezione delle richieste di aiuto che i volontari di Antigone ricevono per il rinnovo dei documenti di identità, il rilascio dei permessi di soggiorno o per avviare le procedure di richiesta di protezione internazionale.

Nel capitolo Sicurezza e Libertà vengono anche affrontati altri due temi sempre attuali (e di cui anche noi abbiamo recentemente parlato): il cosiddetto fenomeno delle “porte girevoli” e la sperimentazione dei Taser da parte delle forze di polizia.

Il fenomeno delle “porte girevoli” consiste nell’ingresso in carcere per non più di tre giorni di persone arrestate in flagranza, che devono essere giudicate con rito direttissimo e che sono prive di domicilio. Questa prassi purtroppo grava sulle carceri e “determina sempre un impatto traumatico su chi lo subisce, tanto più forte se si tratta di persone incensurate e magari di giovane età”.

Riguardo la sperimentazione dei Taser, il Garante nota come le linee guida sul suo utilizzo ricalchino in più punti le raccomandazioni del CPT e giudica positivamente la gradualità della sua introduzione; nonostante ciò, elenca i rischi che quest’arma alternativa alla pistola può comportare e si interroga sulla necessità di ampliare l’armamento in dotazione alle Forze dell’Ordine.

La pubblicazione della Relazione al Parlamento 2018 da parte del Garante dovrebbe servire da monito a tutti coloro che domandano a gran voce una maggiore durezza del sistema penitenziario senza aver mai varcato la soglia di un carcere né aver mai letto alcuna relazione descrittiva su queste strutture. In questo senso il Garante rappresenta un baluardo dei diritti della persona umana che anche se viene ristretta, non può essere privata della propria dignità. Un principio che dobbiamo rispettare non perché ci viene imposto da qualche organismo internazionale, bensì perché è la nostra stessa Costituzione, il fondamento di ogni legge, a porlo come base della vera giustizia penale.

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