Il sì del cuore

Il viaggio di Diana e Chiara, volontarie a CASANepal

Diana, a sinistra, e Chiara, a destra, insieme a Barbara Monachesi, Responsabile dell’attività di Apeiron in Nepal, al centro

Tempo… c’è un tempo concreto ed uno più astratto. 
Il primo lo vivi e realizzi nelle esperienze e nello scandire dei secondi battuti dall'orologio, il secondo non si può misurare, è il tempo che il cuore necessita per sedimentare e per fare proprie le esperienze vissute. 
Ecco perché scrivo del mio viaggio in Nepal dopo diversi mesi dal mio ritorno. Otto mesi tra il coltivare, organizzare e vivere l’esperienza e altrettanti per lasciar fluire nelle attività quotidiane quanto vissuto là, a Kathmandu, capitale nepalese ricca di ogni dettaglio.

Questo viaggio è stata una chiamata del cuore, una spinta che senza timore e forzatura si è manifestata e alla quale ho dato il mio sì.

Con Chiara abbiamo dedicato del tempo per rispolverare l’inglese scolastico, ci siamo chiarite dubbi e domande sull'abbigliamento, temperatura, qualche uso e costume, abbiamo letto la storia dei monumenti storici e… ci siamo dedicate a dare voce alle nostre emozioni d’attesa e alla preparazione del nostro percorso danzante.

Il nostro sì, infatti, è stato dedicato a condividere un tempo speciale con le donne nepalesi, ospiti nella struttura di accoglienza CASANepal per recuperare il tempio del loro corpo e ritrovare la dignità perduta dopo tanta violenza subita. Forte partire con un mandato così delicato e nello stesso tempo con la consapevolezza che avremmo vissuto un’esperienza importante per entrambe nel nostro cammino di vita.

Con sguardo aperto ci siamo fatte accogliere appena arrivate, accompagnate anche da chi già ci aspettava e aveva posto le basi per la nostra permanenza. Avvolte dalla curiosità reciproca di conoscersi tra le donne nepalesi e noi, la convivenza ha avuto un ruolo importante come possibilità di tracciare passi in punta di piedi per abitare spazi fisici e quelli del cuore, dello sguardo e dell’incontro.

Eravamo noi ospiti delle ospiti fino a quando con l’andare dei giorni le une a fianco delle altre abbiamo intrecciato le nostre presenze, riconoscendoci, senza barriere culturali e sociali.

La lingua inizialmente era poco fruibile e per quanto sia considerata essenziale per comunicare, abbiamo accolto anche questo come tempo di sguardo, amplificando i sensi verso l’ascolto, i profumi, i movimenti. Porto ancora con me come, tra i silenzi, ci si osservava tutte per comprendere qualcosa di noi, come si mangiava, come ci si comportava, come si parlava. E poi da uno sguardo, da un incontro, ecco manifestarsi un primo avvicinamento, sperimentando parole nepalesi mal pronunciate che facevano tanto ridere le ragazze.

Da lì… sono poi iniziati i nostri incontri quotidiani di danzaterapia
Grazie alla psicologa che seguiva le donne dello shelter potevamo esprimere in inglese le proposte e lei le traduceva al gruppo. Abbiamo colto questo come impegno alla sintesi del nostro messaggio verbale, ricercando chiarezza nelle parole e nei movimenti, fulcro del nostro esserci. Due settimane e mezza dedicate alla danza per permettere un ascolto diverso di sé, per offrire una possibilità nuova di percepire il proprio movimento, incontrare e scoprire le proprie emozioni e guardarsi con occhi nuovi l’un l’altra.

Un lavoro che ci ha messe in gioco nella più bella totalità, amplificando la nostra amicizia e fiducia reciproca e mettendoci a disposizione l’una per l’altra nella ricerca e nello studio dei percorsi da offrire. 
Chiara ed io comprendiamo e riconosciamo ciò che la danza ha risvegliato in noi e con questa preziosa consapevolezza ed umiltà nell'essere ponti di relazione abbiamo dedicato con Amore il nostro tempo ed energie. Ogni incontro svelava qualcosa di segreto, dall'imbarazzo e rigidità per ciò a cui non si è abituati nella “danza” familiare fino al lasciarsi andare, ad aprirsi al sorriso del cuore e all'abbraccio umano, oltre ogni cultura. Abbiamo visto sguardi portare a galla un passato di dolore, per poi trasformarlo in qualcosa di nuovo per il proprio presente e futuro. Abbiamo sperimentato il tempo per permettersi un tocco gentile, una carezza d’amore, una piuma che donasse una nuova porta verso sé e verso l’altro.

Abbiamo risvegliato l’energia di Essere Donna, Presenza d’Amore che ha tutto il diritto di lasciare la propria traccia nel mondo con coraggio, rispetto e dignità.

Abbiamo danzato, insieme, l’Inno alla Vita, nella radice comune del Cuore.

E i bambini?? Che occhi profondi, vivaci e… fonti di amore! Concluso il nostro incontro danzante erano lì, pronti a correre e a saltarci in braccio, desiderosi di sguardi presenti per loro, di giocare, di saltare e ballare. 
Non c’era tempo per la stanchezza, tutto si rigenerava nuovamente per dare spazio anche a questi piccoli ospiti che di violenza vista o subita ne avevano incontrata tanta, ma la capacità di riscattare la felicità era lì a portata di mano, con i loro sorrisi stupendi, i loro occhi luminosi del colore della terra e la vita fiorente nel nuovo giardino accogliente. Quando le mamme erano impegnate nei lavori domestici o nelle attività, i bambini amavano stare con noi, a giocare a braccio di ferro, a dondolare sulle nostre braccia, ad imparare i bans in lingua italiana, ad attendere abbracci e baci che noi con gioia distribuivamo senza sosta, riempiendo anche i nostri cuori. Inesauribili come inesauribile era ed è la loro voglia di essere amati, visti, coccolati e accompagnati nel cammino della vita.

Mi rendo conto che ad ogni riga ne aggiungerei altre cento, difficile racchiudere un’esperienza così densa e intensa in un breve testo, ma credo che allo stesso tempo quanto detto manifesti il nucleo di ciò che è stato per noi e possa esprimere il senso grande del viaggio, dove ad ogni passo tutto è chiamato al rispetto e all'ascolto di ciò che s’incontra fuori e dentro di sé. Concludo così, con questa frase, sintesi di quanto vissuto a CASANepal e tra le strade nepalesi:

L’amore incontra, vibra nelle corde dell’anima, in ogni cultura, in ogni Paese, in ogni cuore!

Un inchino con il cuore grato
Diana in dancing life