Brexit is nothing

È da quando andavo alle elementari che sento dire che il mondo sta implodendo, straziato dalla guerra e dalla violenza. È una convinzione trasversale, autoevidente, che accomuna schieramenti politici diversissimi. Ogni giorno si ha notizia di morti in guerra, terrorismo o sparatorie — come si può negare che la situazione peggiori ogni anno di più?

Eppure la violenza è in continua diminuzione da almeno quarant’anni — e non solo in Occidente. Qualunque aspetto si guardi, le statistiche raccontano tutte un unico fatto: viviamo nell’era più pacifica della storia. Come dice Pinker, le notizie sono fuorvianti perché parlano solo della violenza che accade, mai della enorme quantità di violenza che non accade (e che invece accadeva fino a poco tempo fa). Ma questo enorme equivoco non è spiegabile solo con il ruolo dei media, né con l’interesse degli sciacalli che raccolgono voti con la paura: parla anche di una diffusa ignoranza storica, che francamente non è più perdonabile. Non se il tuo voto deve pesare quanto il mio. Il 2016 sarebbe il peggior anno della storia perché ci sono Trump e gli attentati dell’ISIS? Seriamente?

And you complain about Brexit?”. La collega greca ci aveva appena raccontato di come ogni giorno, vent’anni prima, guardava dalla finestra l’unico bambino nero della scuola tornare a casa da solo, tenuto a distanza da tutti gli altri. “Brexit is nothing. Nothing”.

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