Non avrete il mio odio

Avevo messo insieme questi pensieri a qualche giorno di distanza dal 13 novembre 2015, giorno dell’attentato al Bataclan di Parigi durante il concerto degli Eagles Of Death Metal. E oggi, alla luce dei fatti di Manchester, mi sono tornati in mente. Al Bataclan ci avevo visto Gotye nel 2012, e ho sempre ripensato in tutti questi anni alla posizione in cui ero a quel concerto: in fondo a destra guardando il palco. Proprio davanti all’ingresso.

Amo la musica, e amo i concerti. Andarci è la cosa che più mi piace fare in assoluto. Spesso sono andata a sentire gruppi suonare senza averli sentiti prima su disco, perché avevo sentito un gruppo che mi piaceva parlarne, o su consiglio di amici o solo perché sapevo di andare a fare qualcosa che mi avrebbe resa felice (e se poi il gruppo era una merda, pazienza).

Locali grandi, locali piccoli, teatri…l’unico rammarico è sempre stato quello di essere nata nel decennio sbagliato e di non essere riuscita a beccare molti gruppi (e generi) nel loro periodo d’oro. 
Beh, that’s life.
Anche se ultimamente mi capita più di rado, ma comunque continuo a farlo, mi piace anche partire per andare a vedere concerti all’estero. L’ho sempre fatto, e a Parigi ci ho visto i Backyard Babies ad esempio.

Sono anche stata al Bataclan nel 2012, e ho fatto questo lungo preambolo personale (anche un po’ sticazzi) perchè quello che è successo mi ha fatto gelare il sangue, a me, a noi.

Io all’interno del Bataclan con Gotye nel 2012

‘Noi’, che andiamo ai concerti, che incontriamo mille Nick e altrettante Nathalight, con cui a volte facciamo anche amicizia. Becchiamo altri colleghi giornalisti, come Guillaume di Les Inrocks, le persone con cui lavoriamo, come Thomas, Marie e Manu di Universal, e ovviamente i nostri amici, con cui non ci diamo mai un appuntamento perché sappiamo che ci si becca sempre alla transenna o all’uscita del pit.

‘Noi’…che abbiamo tutti pensato “Potevo essere io” (come hanno scritto in tanti in questi giorni), che venerdì notte siamo rimasti incollati davanti alla televisione con il fiato sospeso incazzandoci se il Mentana di turno non dava notizie di quello che stava succedendo a quei 100 ostaggi al concerto degli Eagles Of Death Metal.

Cosa fanno? Stanno sparando? Dove sono le teste di cuoio, perchè non entrano? Cosa succede adesso?

Che, a decidere se vivevi o morivi l’altra sera è stato solo il caso: sotto al palco o davanti al mixer, un centimetro a destra o a sinistra.

Per tutte queste cose quello che è successo ci ha lasciati così sgomenti. 
E questo vale ovviamente anche per i musicisti, specialmente per quelli che in questi giorni dovevano suonare e che hanno deciso di annullare i loro concerti (a Parigi e non solo).

Penso che tutto sia troppo personale: è un discorso facile — sulla carta — il ‘così li fanno vincere’, e non mi spiego le discussioni che sono scoppiate in questi giorni. Piuttosto, è proprio questo il momento in cui bisogna stare più uniti. Non possiamo proprio permetterci di giudicare

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