Augusta mi invita a tornare seduto.

“Non hai nulla di cui preoccuparti, ma ora torna a sedere. Puoi versarti un bicchiere di vino, terminare la pizza e io ti racconto tutto”.

In me torna la calma. Non sono una persona che si agita per niente ma come tutti, qualche volta perdo la pazienza. Se non arrivo a farlo mi sforzo per riuscirci, perché così un giorno mi ha detto il dottore: “sfogati, arrabbiati, urla!”

Ma anche negli istinti peggiori, a volte è difficile lasciarsi andare completamente.

“Sei libero di non credere a quanto ti dirò ma se lo fai, se sarai preso da mille dubbi, sarà tutto più difficile” esordisce Augusta.

“Va bene, procedi”.

“Bene. Tutto quello che vedi non esiste”.

“Non esiste?” chiedo impugnando la forchetta. Provo anche ad affondare le punte nel dorso della mano, fino a far uscire un po’ di sangue. “Fa male! Eccome. Vuoi dire che tutto questo non esiste?”

Augusta sorride.

“Non esiste nel modo in cui sei abituato a pensare, credere, vivere”.

Ora sono io a sorridere, quasi con sprezzo.

“Va bene, starò zitto. Ora spiegami”.

Quello che stai vivendo è un nuovo mondo, quelli che sono qui intorno alla tua tavola non li hai mai conosciuti. Non nella tua vita tradizionale”.

Sto per aprire bocca ma lei mi ferma subito.

“Sì, stai per dire che Toni è tuo amico, Giulia la tua ex fidanzata. No, non è vero. L’unica cosa vera è che sei sul serio stato investito e hai trascorso parecchi giorni in coma, fino al punto di morire. Quando stavi per farlo siamo arrivati noi, per darti un’ultima possibilità”.

“Un’ultima possibilità?”

“Sì. Potevi morire definitivamente o entrare nel nostro mondo. Tu hai acconsentito ma entrarvi non è facile, bisogna trovare l’alchimia giusta. Hai avuto una crisi, un rigetto e per questo sei tornato indietro, in coma”.

Resta in silenzio e io ne approfitto per pensare. Comincio ad accusare il colpo ma mi meraviglio di quanto sia leggero. Le pugnalate invisibili lasciano cicatrici più profonde, queste sembrano quasi dei piccoli graffi.

“Tutto questo è finto?” chiedo alla fine.

“Sì. Tu pensi che Toni sia il tuo miglior amico, in realtà è una proiezione, l’immagine dell’amico che avresti sempre voluto avere. E Giulia pure”.

“Pure lei? Io avrei sempre aspirato ad essere lasciato dalla mia donna?”

“Non lo so, non sono qui per giudicare. Il mio compito è un altro”.

Prima di riaprire bocca mando giù l’ultimo boccone di pizza, bevo l’ultimo sorso di vino e poi glielo chiedo.

“Quale?”