Un cane abbaia a ritmo costante, sembra quasi un orologio. E mi sveglia. Riprendo sonno con i lamenti di un gatto in amore. Mi risveglio con un suono che non sentivo da tempo: quello del mio stomaco. Quanto tempo è che non mangio? Potevo prendere qualcosa invece di infilarmi a letto e aspettare Giulia e purtroppo, qui nel capanno non c’è nulla, nemmeno un bulbo, una scatola di conserva, una patata.
Ripenso a Giulia e mi chiedo se ho fatto bene a uscire. Mi chiedo quale sarebbe stata la sua reazione se mi avesse visto. Ma tutto sommato non me ne importa nulla. Si può restare delusi senza per questo sentirsi infelici?
Si, è possibile, se non ci si creano tante aspettative o se si immaginano risultati peggiori.
Riprendo sonno per l’ennesima volta e mi sveglio quando il sole è ormai alto e il traffico rumoroso.
Mi sveglia la porta del capanno che si apre con violenza e la luce che entra prepotente.
Fa male agli occhi, poi viene parzialmente smorzata da una sagoma.
“Ancora lui?” penso tra me, sotto la coltre di teli di plastica.