Il mio terzo tempo

Per gli ultimi 6 anni della mia vita non ho fatto altro che cadere e rialzarmi. Arrivava qualcosa che mi ribaltava completamente la vita e io passavo il periodo successivo a rimettermi in piedi. Era un’alternanza continua di guerra e tregua.
Sono stata brava. Sono stata grande. Sono orgogliosa di me stessa perché so — e vedo con questi miei propri occhi — che poche persone avrebbero la forza e la resilienza che ho avuto in questi anni.
Eppure.
Non ho mai visto cosa viene dopo. Dopo la guerra, dopo la tregua e la pace, dopo aver imparato a vivere dei miei mezzi, emancipata completamente dalla mia famiglia, centrata e presente a me stessa, ho bisogno di vedere un’evoluzione, di sapere cos’è il bene di essere davvero CON qualcuno, di fiorire e creare insieme, di andare verso il futuro con complicità e divertimento.
C’era questa foto.
L’estate scorsa si è rotto il frigo e, quando è arrivato quello nuovo, ho staccato tutte le foto che c’erano sopra e le ho messe via. Tutte tranne questa. Era lì che mi guardava e — di recente — ci avevo anche messo i magneti a forma di cuore comprati da Tiger per tenerla su. Così la mattina del 1 gennaio mi è arrivata questa illuminazione: mentre lavoravo sulla mia parola del 2016 il mio cervello è riandato a quella foto e ho pensato: fiorire.
Crescere rigogliosi, progredire, evolversi e altri sinonimi ok, ma FIORIRE.
So che fiorire sembra un atto passivo, una cosa naturale che, dato che accade sempre, pare non richiedere nessun progetto o intenzione. Invece l’albero deve compiere azioni come assorbire i nutrienti dal terreno, fare la fotosintesi e altre cose per ricordare le quali dovrei recuperare i libri delle scuole medie, ma trattandosi di una metafora mi concederete di essere approssimativa.
Anche pioggia e sole dal mondo esterno sarebbero graditi: ché di fare tutto da me stessa son diventata maestra. Però fiorire è un’azione, che mi sento pronta a costruire.