Un’Eccellenza diversa? Prima di cambiare, pensiamo a ciò che abbiamo.

Oggi pomeriggio presso il Museo del Calcio di Coverciano, il Comitato Regionale Toscana ha fissato una riunione per consultare le società di Eccellenza riguardo ad alcune novità in vista della prossima stagione. Questo in quanto Filippo Giusti, presidente della Sestese, insieme ad altre otto società ha sottoscritto una lettera dove si richiede: un sorteggio integrale dei gironi; l’introduzione dell’anticipo al sabato e un posticipo alla domenica sera; l’allargamento dei play-off; una ricerca di sponsor per il Campionato e l’uso dello stesso pallone per tutti.

Tante belle cose si. Ma che lasciano perplessi. L’Eccellenza, per chi la vive, è un campionato spettacolare ma è un limbo. Perché c’è chi si sente professionista e chi ancora ha una mentalità ancora da dilettanti, che poi questo è. E’ vero tutte le cose citate da Giusti servirebbero a far alzare il livello, ma analizziamo bene.

Non tutte le società hanno giocatori “professionisti”, molti giocano per divertirsi e fanno anche altri lavori. Davvero è una priorità fare i sorteggi integrali dei gironi? Col rischio che una società fiorentina debba farsi 300 chilometri per andare a giocare a Grosseto? E chi paga? Ci sono, in un momento come questo, i soldi per le trasferte? Davvero si rinuncerebbe ad eventuali derby per “dare spettacolo”? Che poi a chi giova? Già portare persone allo stadio la Domenica è difficoltoso, con questo sarebbe impossibile col rischio di trovare tribune vuote o semivuote quasi ovunque.

Seguendo lo stesso fil rouge l’anticipo al Sabato e il posticipo alla Domenica Sera sono belle idee ma poco praticabili. Chi gioca non ha contratti faraonici e in molti possono aver famiglia. Riconnettendosi a sopra anche, davvero si vuol far fare una trasferta che si conclude la domenica ad un’ora tarda?

Trovo condivisibile la ricerca di sponsor per una maggiore visibilità, l’uso dello stesso pallone ed anche i Play-Off allargati ma prima di tutto questo vedo altre priorità. Una su tutte il ritrovare le proprie comunità. Non si può sognare una Eccellenza senza le persone. Prima c’è il bisogno di ritrovare un legame territoriale, poi di crescere. Una idea, sebbene banale, potrebbe essere un biglietto che abbia lo stesso costo in tutti i campi.

Il mio pensiero, sebbene sia retrò, vede più un’ Eccellenza competitiva ma vissuta. A me arrivare nei campi e trovarli vuoti non piace. A me lavorare in situazioni “professionistiche” quasi da Serie A per poi trovarsi da soli con altri quattro addetti ai lavori senza tifosi mi fa arrabbiare. Il calcio deve essere di tutti.

Dario Baldi

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