Nessuna scritta. Solo un simbolo.

E finalmente ieri è stato pubblicato anche in lingua italiana da Neri Pozza (una delle case editrici che apprezzo di più).

Avevano preannunciato che la copertina sarebbe stata la stessa per tutte le edizioni del mondo.

E devo dire che – tolta la fascetta che lo accompagna – la copertina ha un forte impatto comunicativo (secondo me): nessuna scritta, solo un simbolo molto riconoscibile (e che credo sarà sempre più riconoscibile).

Di che libro si tratta?

De «L’ombra della montagna» (il seguito di «Shantaram»), uscito ieri in lingua italiana e che ho acquistato ieri sera sulla strada verso casa.

Un libro gigantesco. Fisico.

Come la versione in lingua inglese che avevo visto qualche giorno fa. E che avevo preso tra le mani, soppesandola e sfogliandone qualche pagina.

Ricordo che lessi «Shantaram» (il suo predecessore) durante una vacanza che decisi – per ragioni mie – di passare da sola.

Lo lessi con avidità, in pochissimi giorni.

Mi seguiva ovunque, me lo portavo dappertutto. Non riuscivo a separarmene.

È un libro che mi è rimasto nel cuore, i cui personaggi sono diventati parte di un ricordo. Talmente vividi che sembravano (e sembrano) reali.

E accingermi a leggere oggi – a distanza di qualche anno – il seguito mi dà la sensazione di ritrovare un amico dopo tanti anni. Un amico che torna da un lungo viaggio. E di sedermi con lui, in un caffè, ad ascoltare la sua storia. Con davanti tutto il tempo del mondo.