Come si riconosce una “buona storia”?

Vorrei cominciare questo post con una domanda: quali sono (realmente) le qualità che una storia deve possedere per essere considerata una “buona storia?”

Si, mi rivolgo a te..

Te lo sei mai domandato?

Io lo faccio spesso.. sarà che la mia costante necessità di storie vi è ormai nota, sarà che trovo sempre più difficile trovare trame meritevoli d’attenzione, sarà che finché scrivo ho sempre il terrore di annoiare il lettore.

Il fatto è questo: oggi per farti ascoltare devi avere una marcia in più, hai bisogno delle qualità giuste per emergere dalla massa e distinguerti da una smisurata e spesso crudele concorrenza.

Certo, il web è cosparso di consigli:

– Sii autentico

– Emoziona

– Crea contenuti che facciano parlare

– Invita ad agire e interagire

– Scrivi post che risolvano un problema

– Bla bla bla..

Facile a dirsi no? Sembra la cosa più semplice del mondo.. Poi però subentrano altri tipi di problemi e ti ritrovi a confrontarti con:

– Il pubblico: sì perché non siamo tutti uguali e ciò di cui parli potrebbe piacere a te e ad altri 5 in tutta Italia.

– I temi: ho scelto l’argomento ma, nello specifico, di che parlo? Come riconosco una storia che vale la pena di essere raccontata se ne esistono mille altre quasi identiche?

– L’insicurezza: inutile mentire, post e paranoie vanno a braccetto e ti ritrovi la mente affollata di domande del tipo: ma che gliene frega alla gente? E se faccio errori grammaticali di cui ignoravo l’esistenza? E se risulto antipatico? E se andassi a giocare con il gatto?

Eccoci quindi arrivati al nocciolo della questione: costruire una storia sembra facile, nella pratica però ti ritrovi a confrontarti con problemi, scontri e perplessità di ogni tipo.

É un po’ come affrontare un viaggio: hai un desiderio e un obiettivo da raggiungere e mille conflitti da superare, spesso e volentieri c’è pure un nemico da sconfiggere che a seconda delle circostanze potrebbe essere il gatto del vicino che nel frattempo si sta azzuffando con il tuo o (il più delle volte) te stesso, la tua pigrizia e la tua mente non sempre lucida viste le ore in cui ti ritrovi davanti al pc.

A questo punto torno alla domanda iniziale e te la ripropongo uguale uguale:

Quali sono (secondo te) le qualità che una storia deve avere per essere considerata una buona storia?

Ho raccolto dal web qualche interessante risposta, hai voglia di sentirla?

Già che sei arrivato a questo punto direi di sì dunque ecco qua:

I PRINCIPI DI STORYTELLING SECONDO KEVIN SPACEY

Ecco uno degli articoli più interessanti: un intervento di Kevin Spacey al Content Marketing World 2014. Nel corso dell’incontro il grande Kevin ha esposto al pubblico quali sono, a suo parere, i principi di storytelling più efficaci:

Conflitto: il conflitto crea tensione e la tensione tiene incollato lo spettatore alla tua storia.

Autenticità: fingere non paga, mai, ciò che devi fare è mantenere la tua autenticità e fare in modo che il pubblico si affezioni a chi sei realmente.

Pubblico: non scrivere storie fini a sé stesse, scrivi per chi ti ascolta e per chi ti legge, questo significa che devi essere creativo, creare iterazione, curare i dettagli..

A questi tre principi ne aggiungerei un quarto: falli ridere.

È evidente quanto Kevin cerchi attenzione nel pubblico sfornando battute a raffica, ed è giusto così. Il pubblico va fatto divertire, non sbellicare, ma divertire sì..

WHAT REALLY MAKES A GOOD STORY?

Altri spunti interessanti arrivano direttamente da un articolo del 2013 scritto da Tom Albrighton.

É evidente quanto Tom sia arrivato a porsi la stessa domanda con due anni di anticipo rispetto alla sottoscritta e il mio consiglio (se l’argomento ti interessa) è quello di dare una letta alle sue considerazioni.

Dramma: le storie hanno bisogno di sviluppi emozionanti e dinamici

Familiarità: una storia deve risultare famigliare alle orecchie di chi l’ascolta. É una chiara questione di empatia.

Semplicità: le storie semplici sono le più forti. É bene eliminare tutto ciò che non serve ai fini della narrazione.

Immersione: la maggior parte degli spettatori si buttano a capofitto nelle storie, quando ciò accade è probabile che tu sia riuscito a fargli cambiare qualche opinione.

Interpretazione: la scelta migliore è lasciare allo spettatore la libertà di dare alla storia una sua interpretazione.

Il mio desiderio questa volta è ottenere un tuo parere diretto, qualche consiglio, qualche critica nei confronti di ciò che leggi ogni giorno..

Cosa determina in te la decisione di continuare a leggere un articolo?

E da cosa è determinata invece la scelta di cambiare pagina?

Ho deciso di scrivere questo post, forse un po’ diverso rispetto agli altri, perché affidarsi al web è facile ma sono i pareri di chi legge le mie storie che contano davvero.


Originally published at barbarascalco.com on October 16, 2015.