Crea l’incipit perfetto

Comincerò con una delle esperienze più tristi che possano accadere a un amante dei libri.

Ne sono certa.. almeno una volta è successo anche a te!

Sei in libreria e stai cercando una una nuova storia, una bella storia alla quale aggrapparti per i prossimi giorni.

Dopo una lunga ricerca trovi il libro perfetto: il titolo ti ha incuriosito e anche la trama sembra avvincente. Lo compri.

Una volta a casa non stai nella pelle, devi iniziarlo, è quasi un obbligo, una legge della natura!

Ti metti comodo e sfogli una pagina dopo l’altra ma qualcosa non va come speravi:

troppe descrizioni inutili o troppe informazioni, la storia comincia con un eterno sproloquio da parte del protagonista e va a finire che a pagina 3 hai già capito cosa accadrà a pagina 257.

Peggio, nella mente si fa spazio una parolina che è quasi una bestemmia: NOIA!

Che fai?

Lanci il libro dalla finestra, e fai bene.

Cosa è andato storto? In questo caso l’incipit. L’autore non ha saputo suscitare in te una curiosità tale da spingerti a continuare a leggere una storia della quale, ora lo sai, non te ne frega un bel niente.

La domanda allora è questa: a cosa serve un incipit e di cosa ha bisogno per essere perfetto?

INCIPIT: LA FEMME FATAL DELLA NARRATIVA

Le prime pagine di un libro devono catturare, sedurre il lettore nel vero senso della parola.

L’autore non può sperare di scrivere pagine e pagine di descrizioni senza darmi qualche punto di riferimento nei confronti della trama come, al contrario, non può pretendere di rendermi partecipe di fatti che spiattellati fin dall’inizio mi svelano il finale.

Il lettore non è scemo!

Ha bisogno di equilibrio fra le informazioni dette e non dette. Ha bisogno di essere lasciato nell’incertezza e di chiedersi: e adesso? Cosa potrebbe accadere?

INCIPIT: UNA PROMESSA

Perfetto, dopo aver gettato il primo libro dalla finestra sei andato a comprarne un altro e questa volta l’incipit è perfetto e tu non riesci più a scollarti dal divano.

Leggi leggi e leggi, le vene degli occhi si sono ingrossate ma non riesci a mollare fino a che non arrivi all’ultimo capitolo.

C’è uno stacco temporale e nella scena successiva vediamo un secondo libro volare fuori dalla finestra.

Cos’è successo?

Il finale ti ha deluso, ti ha spiazzato ma in termini completamente negativi. Non ha mantenuto la promessa iniziale ribaltando la trama da cima a fondo.

In poche parole: hai l’impressione di aver sprecato il tuo tempo.

In questo caso l’autore ha commesso l’errore di progettare un incipit a regola d’arte nutrendo in te le aspettative per una storia fantastica. Ciò che non ha fatto è mantenere il patto.

Mi accade spesso di abbandonare una storia a metà, a te no?

L’ultimo caso che ricordo riguardava un thriller che preannunciava la morte di due scienziati sospettati di aver contrabbandato dei batteri in grado di sterminare l’intera umanità.

Interessante vero? Peccato che l’eroe (l’investigatore) si sia perso per strada. Durante le prime 200 pagine ho scoperto quante volte è andato al bagno fra i 6 e i 10 anni e con quante donne ha scopato, si è innamorato di una collega e l’investigazione sul caso d’omicidio è diventato un tentativo di portarsela a letto.

Ma che mi frega? Io voglio sapere se l’umanità verrà sterminata!

Succo del discorso: ho lanciato il libro dalla finestra.

DOVE? CHI? QUANDO?

Altro importante compito di un incipit è quello di contestualizzare la vicenda.

Non fraintendermi, non è necessario spiegare tutto tutto ma il lettore deve essere orientato.

Dove mi trovo? In una galassia lontana? Nel deserto? In una casa di campagna o in città?

Se il narratore parla in prima persona deve avere la cortesia di presentarsi, dare qualche informazione su sé stesso, non credi?

E poi, in che epoca siamo?

Credo che al lettore farà piacere sapere se si trova in una realtà post apocalittica, nel medioevo o in un’ambientazione post apocalittica dall’aspetto medievale.

Certo, spesso alcune di queste informazioni non vengono date, non tutte almeno. Ci sono sempre delle eccezioni che comunque funzionano, tutto sta alla bravura dell’autore.

Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio di leggere un interessante post di Pennablu.

L’INCIPIT HA IL RITMO NEL SANGUE

Dirlo è quasi scontato ma è sempre meglio sottolineare un concetto fondamentale.

L’inizio di una storia deve avere il giusto ritmo, creare suspance e senso di attesa. É il ritmo che costringe il lettore a proseguire un capitolo dopo l’altro senza riuscire a fermarsi.

Senza questo elemento anche la trama più avvincente finirà per annoiare (vedi l’esempio degli scienziati morti e dell’investigatore perditempo).

Quindi ripetiamolo ancora una volta: ciò di cui l’incipit ha SEMPRE bisogno è il ritmo.

Ultimo chiarimento: io non sono un’esperta e queste non sono altro che considerazioni personali. Esistono storie di ogni genere e non metto in dubbio il fatto che possano esistere incipit distanti anni luce dal possedere queste caratteristiche.

Tu invece cosa ne pensi? Ti è mai capitato di gettare un libro dalla finestra dopo aver letto le prime pagine? Dai racconta, sono curiosa!


Originally published at barbarascalco.com on June 29, 2015.

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