Momenti di (in)trascurabile disagio

Lunedì ho comprato e letto, subito e tutto d’un fiato, l’ultimo libricino di Francesco Piccolo, “Momenti di trascurabile infelicità”. E devo dire che, nonostante tutto, l’ho preferito al precedente. Sarà che mi ci rispecchio più volentieri, nei momenti infelici.

Scorrendo le pagine ho più e più volte pensato a quanto fossero veri e comuni certi sentimenti da lui descritti, e quante altre cose avrei aggiunto di mie, personali. E già che siamo nell’era digitale, invece di annotarle a margine a matita, ho pensato di scriverle qui. Solo che piuttosto che infelici, io questi momenti li definirei di disagio, e a volte non così trascurabile.

Il momento in cui, parlando con qualcuno di qualcosa che ti piace tantissimo e che ritieni di pubblico dominio, ti accorgi che non ha idea di cosa tua stia dicendo. E nemmeno quello vicino a lui.

Quando qualcuno che ti sta simpatico mette mi piace ad un post di Salvini.

Quando vai alle conferenze e, nonostante la sala sia mezza vuota, vicino a te si deve sempre sedere lui: il vecchio puzzolente e molesto che si presenta solo per fare interventi a sproposito.

Quando finalmente ti trovi di fronte a qualcuno nell’atto, immancabile, di mettere fuori la spazzatura nel giorno sbagliato della raccolta porta a porta, e non ce la fai proprio a rimproverarlo.

Il momento in cui stai per salutare una persona e poi improvvisamente ti accorgi che la riconosci solo perché l’hai vista su Facebook.

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