Questo è populismo, spiegato

Giovanni Mari
Sep 7, 2018 · 6 min read

Il populismo è una categoria politica, non è né un insulto né un pregio. Si tratta di un modo di intendere e fare politica, codificato da almeno un secolo. Un’analisi liberata da ogni pregiudizio aristocratico dimostra come oggi il populismo sia la radice ideologica e pratica dei movimenti che hanno conquistato la ribalda in Occidente. E descrive come oggi il populismo si sia trasformato da tattica per la conquista del potere (abbattendo le élite) a strumento di governo.

  1. Le radici del pensiero populista

Ecco la definizione di populismo codificata prima che l’onda post-2008 travolgesse l’Occidente e ne decretasse il successo. Analizzando ideologia, stile politico e mentalità, il populismo è così storicamente classificato:

  • Populismo come ideologia: si fonda sulla credenza primordiale di un popolo virtuoso, che ha ragione sui grandi temi perché si basa sul suo endemico buonsenso; si basa sull’individuazione di un leader che incarna lo spirito stesso del popolo, vergine nella gestione del potere, e di uno o più nemici esterni che non possono capire le istanze del popolo;
  • Populismo come stile politico: non incarna una particolare ideologia “storica” come punto di riferimento e si rifiuta di connotarsi a destra o a sinistra di qualsiasi schema politologico; contiene piuttosto un insieme di strategie di comunicazione e di azione che sfruttano una galassia di simboli e obiettivi che confluiscono in un colorato appello al popolo;
  • Populismo come mentalità: si richiama a valori forti ma appena accennati, con un forte richiamo al passato e l’indicazione di un approdo sicuro nel futuro; alle argomentazioni tecniche si sostituiscono prese di posizioni ferree ma transitorie, che inducono all’azione suscitando forti stimoli emotivi più che considerazioni razionali.

2. Le radici novecentesche del populismo

La scuola populista ha radici nel secolo scorso e ha avuto personalità di spicco e con orientamenti ideologici di varia natura. D’altra parte anche oggi sono considerati populisti movimenti scaturiti da destra (come il Front national in Francia), da sinistra (come Syriza in Grecia) o da istanze di generale rottura (come l’Ukip in Gran Bretagna). Ecco alcuni esempi “storici:

  • Negli Usa il riferimento è Ross Perot (quasi capace di destabilizzare un’elezione presidenziale) e il logo è quello del People’s Party. L’idea di partenza è: tocca a noi, tocca al popolo;
  • In Sud America spicca addirittura la coppia dei coniugi Peron, che danno vita al peronismo, e molti leader e capi di Stato hanno avuto tratti populisti, siano stati democratici o autoritari. Alla base di tale spinta c’è un appello all’emancipazione collettiva nelle mani di un uomo solo;
  • In Italia la Seconda Guerra Mondiale consegna alla vita politica l’Uomo Qualunque, esordio di lotta a tutti i partiti e ai politici di professione. Lo spunto iniziale è che i politici sono tutti uguali e sleali e la lotta è dunque diretta senza distinzione contro fascisti o antifascisti;
  • In Francia negli Anni Cinquanta emerge Poujad, che “veste” l’iniziativa politica di una retorica aggressiva rivolgendosi alla pancia del Paese, ai commercianti e agli operai, invocando una rivolta e antifisco. Nel mirino finisce lo stesso parlamentarismo, definito simbolo dell’inefficienza;
  • In Danimarca nasce la prima forma di populismo che unisce la battaglia contro il Fisco e contro gli immigrati: nel 1972 Glistrup sbanca le elezioni dal nulla con il 16% dei voti. La teoria è: il progresso passa solo dalle istanze del popolo danese.

3. I punti cardinali dell’appello populista al popolo

A livello schematico, costruendo uno scheletro essenziale dell’azione storica del populismo, ecco sei costanti granitiche della “narrazione”:

  • Solo il popolo ha virtù salviviche e nulla vale più del suo buonsenso;
  • La nazione viene prima di ogni altra cosa, quindi i suoi cittadini;
  • Le élite economiche e politiche pensano e agiscono contro il popolo;
  • Il popolo è circondato da un nemico principale e poi da molti altri;
  • La politica è sempre cattiva, ha interessi privati e sporchi, deve sparire;
  • Il capo del movimento è puro e trae forza e idee direttamente dal popolo.

Nell’era di internet, questa narrazione si snoda prevalentemente sulla rete, ancorché l’ultima crisi italiana si sia di fatto risolta a social spenti.

Conclusione: quello di oggi è populismo

Consideriamo i punti fermi sopra citati e le iniziative dei leader di oggi, anche in considerazione dell’impatto della rete e dei social media sull’opinione pubblica, un impatto che rende i cittadini come un pubblico fantasma.

Beppe Grillo e il concetto di popolo:

Siamo noi, i cittadini, che si impadroniscono della loro democrazia e della loro politica, i cittadini con l’elmetto, che non hanno più bisogno di intermediari, non hanno più bisogno di politici che sono lì da trent’anni pagati con i nostri soldi.

Donald Trump, la cui elezione rappresenta uno spartiacque nella storia americana, e il conceto di Nazione:

Dobbiamo pensare alle nostre faccende (we have to fix our own mess) prima di cercare di cambiare il comportamento altrui. Non abbiamo diritto di emettere sentenze. Guardate quello che sta succedendo nel nostro Paese: con quale diritto giudichiamo gli altri se nel nostro Paese uccidono i poliziotti a sangue freddo?

Vero è in ogni caso che lo slogan “America first” non è un marchio registrato di Trump. Anzi, ha orgini lontane e persino progressiste nel cuore degli Usa.

Nigel Farage e il concetto di élite:

People see a lack of democracy and connection with the three old parties. Ukip brings a breath of fresh air into politics and offers the electorate a real alternative to the old status quo

Matteo Salvini e il concetto di nemico:

Qualche tempo fa ci davano dei matti perché dicevamo basta euro: ora è chiaro che sia una moneta criminale. Diciamo no all’Unione sovietica europea della disoccupazione e dell’immigrazione selvaggia

E ancora, dopo aver irrealmente trasformato il Mediterraneo in una frontiera:

Con un preavviso di sfratto di sei mesi io preannuncio la ruspa e poi spiano, rado al suolo tutti i campi rom

Beppe Grillo e il concetto di antipolitica:

Sapete cosa mi fa veramente, ma veramente, incazzare? Lavorare per mantenere dei parassiti. Dei dipendenti infedeli. Mi spingo leggermente più in là: dei ladri. Ladro mi sembra la parola adeguata per chi prende dieci volte lo stipendio che gli spetta, quando gli spetta.

Donald Trump e il concetto di leader:

Sarò il miglior presidente creatore di posti di lavoro che Dio abbia mai mandato in terra! Tutta la mia vita gira intorno al vincere. Io non perdo spesso. Anzi non perdo quasi mai.

Quindi?

Sì, non è dunque un pregiudizio aristocratico dettato dagli interessi della “casta”: i principi ispiratori, l’atteggiamento retorico e la pratica politica dei “nuovi” movimenti politici odierni, dalla sinistra greca a Trump, dal governo giallo-verde italiano al fenomeno Brexit, dagli estremisti francesi fino alle piattaforme spagnole, sono tutti pienamente iscrivibili alla categoria teorica e pratica del populismo. Nei fatti.

Welcome to a place where words matter. On Medium, smart voices and original ideas take center stage - with no ads in sight. Watch
Follow all the topics you care about, and we’ll deliver the best stories for you to your homepage and inbox. Explore
Get unlimited access to the best stories on Medium — and support writers while you’re at it. Just $5/month. Upgrade