Hillary Clinton si salva dal “mailgate”

L’FBI ha assolto la Clinton per il caso “mailgate” riguardante i server privati usati quando la ex first lady era Segretario di Stato, ma i dubbi restano.

Alla fine Hillary Clinton ce l’ha fatta: l’FBI l’ha assolta per il caso “mailgate” riguardante i server privati usati quando la ex first lady era Segretario di Stato. L’agenzia federale ha ribadito il comportamento estremamente negligente della Clinton, affermando però che nessuna persona ragionevole troverebbe un motivo per incriminarla. Insomma, a quel che sembra il reato esiste, ma non così grave al punto di poterla perseguire per legge. Questa dichiarazione lascia parecchie ombre sull’operato della Clinton e di certo non la solleva dai dubbi che a tutt’oggi risiedono sulla sua persona. Allo stesso tempo, la Clinton ed il suo entourage tirano un sospiro di sollievo: sarebbe stato davvero complicato poter continuare la corsa alla Casa Bianca con una incriminazione dell’FBI.

Il “mailgate”, nonostante si sia concluso con un nulla di fatto, lascia però ancora aperte parecchie questioni. Lo Speaker della House, Paul Ryan, ha richiesto all’FBI un elenco dettagliato sul caso. James Comey, direttore dell’FBI, ha sollevato parecchia incertezza sull’operato della Clinton e ha contradetto molto di quello che l’ex Segretario di Stato aveva detto lungo tutto quest’anno di indagini rispetto all’uso dei suoi server di posta privati. L’FBI ha infatti rilevato almeno un centinaio di email riservate partite proprio dai server incriminati:”Although we did not find clear evidence that Secretary Clinton or her colleagues intended to violate laws governing the handling of the classified information, there is evidence that they were extremely careless in their handling of very sensitive, highly classified information”. Tradotto: anche se non abbiamo prove che la Clinton ed il suo staff volessero violare la legge, esiste una chiara negligenza nel trattamento di queste informazioni riservate”.

Una pietra tombale sulla vicenda è anche avvalorata dalla dichiarazione, di poche ore prima, del procuratore generale Loretta Lynch che, dopo un incontro privato con Bill Clinton lunedì (prima del rilascio delle considerazioni dell’FBI e che ha suscitato nell’opinione pubblica parecchie perplessità), ha dichiarato che avrebbe accettato di buon grado e senza ricorsi il resoconto del Federal Bureau. Oltretutto il portavoce della Clinton, Brian Fallon, si è dichiarato soddisfatto dell’operato dell’FBI ribadendo l’errore fatto a suo tempo sull’uso ei server privati, evitando però accuratamente di sottolineare come la dichiarazione di Comey faccia attrito con le tesi usate quest’anno dall’ex first lady in difesa del suo operato. Insomma, le ombre rimangono e non fanno altro che alimentare la preoccupazione diffusa fra l’elettorato che, ancora oggi, considera la Clinton non molto trasparente ed affidabile.

Donald Trump dal suo orticello, in questi giorni in North Carolina, non ha perso tempo ed ha attaccato duramente le Clinton:” “Our enemies may have a blackmail file on crooked Hillary and this alone means that she should not be allowed to serve as president of the United States (…)We now know that she lied to the country when she said that she did not send classified information on her server. She lied!” . Semplificando il pensiero di Trump: “Ora i nostri nemici potrebbero aver dei nostri file riservati e questo significa che lei non può rappresentare gli Stati Uniti. Ora sappiamo tutti che ha mentito al Paese. Lei ha mentito!”

Quello che è certo, però, è che Hillary Clinton potrà continuare la battaglia contro Trump per l’election day di novembre. Barack Obama, nonostante le voci di persistenti di sue antipatie verso l’ex Segretario di Stato, non ha perso tempo ed è subito volato con lei in North Carolina (altro indizio di come questo Stato, dove vinse Romney nel 2012, potrebbe tutto a un tratto diventare uno Swing State) per il primo comizio insieme alla signora, decretando, praticamente, il suo endorsement ufficiale. La figura del Presidente degli Stati Uniti sarà fondamentale da qui al voto. La figura di Obama, infatti, è ancora molto amata e potrebbe scardinare quel grosso alone di diffidenza a carico della Clinton che ancora caratterizza buona parte dell’elettorato democratico.

Mancano ormai poche settimane alle rispettive convention di partito e la Clinton, schivando tutto il possibile, ha certamente segnato un ‘goal’ importante nella sua partita per la Casa Bianca. Il pallino ora è in mano a Trump che dovrà convincere il suo partito (ma prima di ogni altra cosa la totalità del suo elettorato) che può essere lui la vera alternativa al front runner democratico. Quello che, invece, ad oggi risulta palese è che entrambi i candidati non convincono, lasciando un alone di incertezza su queste elezioni presidenziali.

Cristoforo Zervos Twitter: @C_Zervos

Eurasiatx.com