#11 Thor Ragnarok

Un’apocalisse annunciata

Cos’è e Com’è

Sono passati due anni da Avengers 2: Age of Ultron e il prediletto figlio di Odino è alla ricerca di risposte alle numerose domande sulle gemme dell’infinito. Thor (Chris Hemsworh) così si fa catturare dal demone Sutur, demone che nella mitologia norrena annuncia il Ragnarok, ovvero la caduta di Asgard e degli dei nordici.

Un buon prospetto e un ricco cast a volte ingannano

L’antipasto non può essere più accattivante. Le portate principali con Hella dea della Morte (Cate Blanchett), Hulk (Mark Ruffalo), Loki (Tom Hiddleston), il Gran Maestro (Jeff Goldblum) e Valchiria (Tessa Thompson) rendono il pasto succoso. I contorni con Odino (Anthony Hopkins), Heimdall (Idris Elba), Skurge (Karl Urban) e Doctor Strange (Benedict Cumberbatch) prospettano un tripudio di gusto. Tuttavia il terzo capitolo del Dio del Fulmine è un risultato insipido e non così soddisfacente.

Da vedere o no

I messaggi quelli belli ed essenziali

La giornata pesante ed eterna non sembrava finire più. Ad ogni secondo guardavo l’orologio per vedere quanto mancasse all’ora X. Con i film Marvel ho un appuntamento fisso e da guardare rigorosamente con una sola persona. Non impazzisco per il genere vero, però è un’ottimo modo per staccare dal quotidiano e le 22.00 sono scoccate in modo liberatorio. Thor Ragnarok mi si prospettava “bello e ciccione” (come direbbe una mia conoscenza). Seguivo gli sviluppi dei teaser trailer sulle pagine social e sapere che ci sarebbe stato anche Hulk mi stuzzicava; inoltre il finale dopo i titoli di coda di Doctor Strange mi aveva elettrizzato.

Più meno la mia “reaction” nei confronti della pellicola

Tutto era pronto per due ore e mezza di relax, azione e comicità spiccia. Ecco se per le prime due aspettative il film centra pienamente il bersaglio, per la terza esagera completamente. Ci sono molte scene in cui Taika Waititi (regista di commedie indie) ha calcato la mano, spingendo forzatamente il pubblico alla risata. Le poche scene invece in cui non si ride, si alzano gli occhi al cielo chiedendosi il senso di tutto ciò e spiace se a sacrificarsi debba essere la presenza di Cumberbatch o di Hopkins. La Marvel sembra aver preso una linea troppo comica, avviata dai successi de I Guardiani della Galassia, che trasforma radicalmente l’immagine del Dio norreno visto nel primo capitolo della saga. Quindi riassumendo: non c’è un grande pathos, ne tanto meno una profonda introspezione dei personaggi, Stan Lee non si nasconde più come un tempo, e sappiamo che i titoli di coda non chiudono il film. 
Voto: 6 stiracchiato. Ci rivediamo alla prossima avventura per alzare la media.

Scena da ricordare

Uno scontro da ricordare

In tutto questo storcere il naso e la bocca, si spalanca il sorriso commentando il personaggio di Tom Hiddleston. Nelle battute che vedono coinvolto Loki, una in particolare sovrasta le altre. La frase che la può descrivere meglio è senza dubbio “I know that feel bro”.

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