#15 American Assassin

Una didascalia più che un titolo

Cos’è e Com’è

Mitch Rapp (Dylan O’Brien) è un giovane innamorato e chiede di sposare la sua fidanzata sulle spiagge di un resort di Ibiza. L’idillio d’amore tuttavia termina in un bagno di sangue, perché un gruppo di terroristi attaccano i turisti in vacanza. Tra le vittime rimane uccisa la fidanzata di Rapp, che da questo momento in poi non avrà altra ragione di vita se non vendicarne la morte.

Michael Cuesta dirige a colpi di armi da fuoco American Assassin. Il film del regista statunitense si basa sull’omonimo romanzo di Vince Flynn e si presenta al pubblico senza troppe sorprese. Ad affiancare il giovane O’Brien c’è il veterano Michael Keaton, che prova ad alzare l’asticella facendo la parte del mentore intransigente e addestratore inflessibile. Fino a qui sembra un buon quadro, non eccezionale vero, ma comunque soddisfacente. Purtroppo O’Brien non sta interpretando Bourne e Keaton non interpreta di certo il sergente Hartman. I due grandi temi che fanno da sfondo alla storia, come il delicato rapporto tra America e Medioriente, o come quello tra i marines e i propri addestratori, si perdono in un bagno di sangue sterile e prevedibile.

Allievo e Maestro

Da vedere o no

Un film d’azione deve avere ritmo, intensità e una buona trama per tenere intrappolato o comunque catturato lo spettatore. American Assassin mi ha stupito in negativo. Non mi aspettavo un film che mi colpisse, perché in fondo cercavo di passare una serata leggera in compagnia di alcuni amici con uno svago per gli occhi. Eppure più la trama si intricava di problemi politici e/o sentimentali, più i miei occhi volavano verso il cielo. I colpi di scena che qua e là venivano messi all'interno del film erano individuabili anche ad un occhio distratto e un orecchio poco attento. Quello su cui puntavo di più era Keaton, ma manca completamente il bersaglio con espressioni poco convincenti, e verve sicuramente al di sotto delle sue potenzialità.

Peccato perché ci puntavo

Dichiarazione di matriomonio. Kalashnicov e terroristi arabi. Psicosi e nevrosi del nostro protagonista. Il banchetto sembra presentarsi al meglio e finalmente si calpesta il clichè dell’eroe innamorato, poi il titolo del film parla da solo e si fanno avanti tutte le solite sottotrame, dal mentore/padre, doppio gioco/aiuto, fuga con esplosione, al reietto/cattivo. Il film si perde in lotte corpo a corpo che seppur interessanti, non fanno volare l’attenzione e l’umore.
Voto: 4,5. Plot twist individuabili. Clichè irrorati da violenza più che azione. E l’Italia, come spesso accade, fa una figura grama e inesistente. Didascalico

Scena da ricordare

Keaton ad un certo punto sbraita alla vice direttrice del programma (in foto): “Cosa ti fa arrapare in questo ragazzo?!” Ecco direi che la frase può essere trasposta all’intero film, mentre la risposta la lascio ai posteri.

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