Bisogna prendere sul serio la tassa sui robot?

«La natura, ossia l’arte per mezzo della quale Dio ha fatto e governa il mondo, viene imitata dall'arte dell’uomo, oltre che in molte altre cose, anche nella capacità di produrre un animale artificiale. Infatti, poiché la vita non è altro che un movimento di membra, l’inizio del quale sta in qualche parte interna fondamentale, perché non potremmo affermare che tutti gli automi (macchine semoventi per mezzo di molle e ruote, come un orologio) possiedono una vita artificiale? Che cosa è infatti il cuore se non una molla e che cosa sono i nervi se non altrettante cinghie, e le articolazioni se non altrettante rotelle che trasmettono il movimento a tutto il corpo secondo l’intendimento dell’artefice?». Thomas Hobbes, Leviatano

L’equivoco di fondo e’ ritenere ridicolo un pensiero che invece ha le sue ragioni e/o che quantomeno rimanda a un discorso più’ elaborato.

Tra molti giornalisti ma anche tra semplici cittadini la proposta di Bill Gates è sembrata a prima vista assurda. Un innovatore che propone una tassa sull'innovazione? Un triste paradosso.

“Una sparata da radical chic” a prima vista. Cioè di uno che si atteggia a sostenitore di proposte di riforma o cambiamento politico e sociale più appariscenti e velleitari che sostanziali.

In effetti esistono diversi elementi che possono essere a supporto di tale posizione contraria:

  1. Non è detto assolutamente che il rapido sviluppo dei robot potrebbe comportare cambiamenti nel mercato del lavoro attraverso lo spostamento e la perdita di posti di lavoro. E’ difficile prevedere i cosa accadrà fra 6 mesi, figurarsi fra 10 o 20–30 anni. E’ possibile azzardare ipotesi utilizzando i dati in nostro possesso e costruire dei modelli ma è come scrivere una favola in un certo senso. Bisogna quindi osservare il fenomeno nel corso del tempo, vivere l’esperienza e non “fasciarsi la testa prima di essersela rotta” proponendo “soluzioni fantasiose”.
  2. Ogni ipotesi “catastrofista” parte da una premessa, ovvero la finitezza e immobilità dei lavori :secondo questa narrativa i posti di lavoro e i lavori sono un numero fisso e dati una volta per tutte. Non è così e mai sarà cosi’. Quando è stato introdotto il telaio tessile è scomparso il lavoro della filatrice a mano, ma sono comparsi i lavori delle operaie tessili , dei manutentori dei macchinari e last but not least dei costruttori delle macchine tessili e dei loro componenti . I robot rendono inutile molta manodopera di basso livello, su questo non ci sono dubbi ma rendono il lavoro anche più sicuro, perché molte operazioni pericolose per l’uomo le fanno loro senza problemi (o quanto meno in maniera più uniforme e ripetibile, vedi saldature o verniciatura). Però i robot (o gli ambienti di lavoro automatizzati di tipo CAM/CIM) devono essere progettati, costruiti, installati, programmati, configurati,attrezzatati, manutenuti… e quindi riconfigurati ogni volta che varia il ciclo produttivo, cioè serve molta manodopera di alto livello (esempio i supervisori della produzione). Certamente bisognerà avere lavoratori sempre più qualificati, ma questo non è un male, anzi, è il vero e proprio beneficio del capitalismo: lavoratori sempre più qualificati per lavori sempre più produttivi è l’unico modo attraverso il quale avere lavori sempre più ben pagati (1).
  3. Non è detto assolutamente che la scelta ricadrà interamente sui robot perché la sostituzione dei fattori produttivi avviene attraverso i calcolo dei costi. Bisogna valutare caso per caso, confrontare le alternative e non è detto assolutamente che per un imprenditore un robot sia migliore di un umano. Ad esempio avere una struttura interamente automatizzata può portare l’azienda ad essere meno flessibile rispetto ai cambiamenti repentini del mercato.
  4. I robot fanno parte del capitale d’impresa, il quale è già tassato (imposta personale o meglio l’imposta societaria). Tassare, poi, ulteriormente un fattore (il capitale) può portare nel lungo termine, come conseguenza, alla traslazione dell’imposta al consumatore e cioè spostare l’onere dell’imposta dal contribuente di diritto (il produttore) al contribuente di fatto (il consumatore).

Prendendo in considerazione questi punti sembra che la discussione sia già chiusa. Eppure…

Eppure Bill Gates non è un signor nessuno dato che è a capo di una società all'avanguardia tecnologica, la Microsoft, che capitalizza miliardi in Borsa. E’umanamente riconosciuto come uno dei più importanti innovatori del XX-XXI sec. Vede molto più avanti degli altri e merita dargli credito.

Ed in effetti bisognerebbe indagare di più.

Innanzitutto parliamo di robot intelligenti. Secondo le raccomandazioni del Parlamento Europeo un robot intelligente possiede queste caratteristiche:

  • capacità di acquisire autonomia grazie a sensori e/o mediante lo scambio di dati con l’esterno e l’analisi di tali dati;
  • capacità di apprendimento attraverso l’iterazione (l’utilizzo di algoritmi machine learning e di deep learning);
  • almeno un supporto fisico minore;
  • capacità di adeguare il comportamento e le azioni all'ambiente circostante;
  • l’assenza di vita in termini biologici;
  • forma del supporto fisico del robot.

Non è un caso che inizio la discussione con la citazione del Leviatano di Thomas Hobbes. Il Filosofo a pagina 5 del suo famoso libro pone una domanda che oggi assilla “gli addetti ai lavori” dei think tank occidentali (filosofi,economisti,sociologi,politici, esperti di Diritto dell’Informatica etc.) e rappresenta l’apripista di un dibattito molto vivace dove ci sono riserve da entrambe le parti.

I robot del futuro sono oggetti o soggetti del diritto?

Le ultime innovazioni tecnologiche in campo di intelligenza artificiale e le ipotesi sull'evoluzione futura pongono tale quesito. Infatti possiamo pensare l’intelligenza artificiale come (2):

  1. Un intelligenza artificiale debole, dove le macchine possono soltanto simulare i processi intellettuali umani, stante l’ontologica diversità dell’intelligenza umana da quella artificiale. In tale situazione, gli automi, anche qualora i loro comportamenti fossero indistinguibili da quelli umani, resterebbero comunque degli oggetti, con tutto ciò che ne consegue in termini di loro collocazione all'interno dell’ordinamento giuridico (normativo e fiscale).
  2. Un intelligenza artificiale forte, dove i computer possono riprodurre i processi intellettuali identici a quelli umani. I sostenitori di tale approccio non escludono che i robot particolarmente avanzati possano essere considerati come soggetti di diritto.

Attualmente e chiaramente l’orientamento prevalente è il primo. Infatti la disciplina (italiana ed europea) si preoccupa della responsabilità del produttore per difetto di fabbricazione (direttiva 85/374/CEE) della responsabilità dell’utilizzatore dei robot (art. 2043,2050, 2052 del nostro Codice Civile) e sotto il profilo fiscale il robot è trattato come un oggetto facente parte del capitale aziendale.

Ma è un approccio corretto?

Siamo ancora agli inizi ma in ragione di prove incontrovertibili avanzasse l’ipotesi di soggettività giuridica di un robot come può essere trattato un automa?

Esistono diverse ipotesi al riguardo:

  • Come soggetto dotato di personalità giuridica (una fix iuris…una finzione giuridica) al pari di associazioni, società di capitali etc.
  • come schiavo del diritto romano (il Sèrvus)
  • come nuncius

Chiaramente la conseguenza è che in tutti e 3 casi il robot è un contribuente fiscale e come tale soggetto ad una disciplina fiscale simile a quella nostra. Il gettito fiscale chiaramente è utilizzabile per scopi sociali attraverso varie forme.

Alla luce di tutto questo siamo sicuri che Bill Gates scherzasse?

(1)http://cepr.org/active/publications/discussion_papers/dp.php?dpno=10477

In questa ricerca sono stati esaminati 17 paesi diversi per il periodo compreso tra il 1993 e il 2007 e si valuta la presenza o no della disoccupazione tecnologica ( quella prodotta dalle nuove tecnologie ) .

Risultato : mentre si è assistito ad una diminuzione delle ore lavorate dei lavoratori meno qualifica , il totale delle ore lavorate non è diminuito , indicando che i primi hanno comunque trovato un altro lavoro, portando perciò al rigetto dell’ipotesi di disoccupazione tecnologica .

Ma c’è di più : l’introduzione dei robot nelle industrie ha aumentato il valore aggiunto , la produttività del lavoro e infine il tasso di crescita economico .

(2)http://www.slideshare.net/marco_scialdone/il-diritto-dei-robot

Le slide della lezione tenuta l’8 luglio 2016 nell’ambito del master di II Livello in Diritto dell’Informatica e Teoria e Tecnica della normazione presso l’Università La Sapienza di Roma