Joan Didion

un’insolito percorso

Per il solito concatenarsi di eventi sono partito da A e sono giunto a B secondo un percorso curioso. Un percorso tra gli infiniti possibili disegnati su una trama a me sconosciuta, che vede A in “La libreria delle donne di Padova” e B nel testo di Joan DidionHoly water”. Il percorso passa dal sito della libreria e nella curiosità di spulciare dal catalogo online l’unica voce che ha come genere la saggistica. E’ apparso “The white album” nella versione tradotta in italiano edita da “Il Saggiatore” quest’anno.

Ora che un libro del 1979 sia stato proposto quest’anno mi ha incuriosito assai. E quindi ho cominciato ad informarmi sull’autrice e sulle sue opere. Devo dire che mi sono sentito più ignorante che mai e devo onestamente aggiungere che non sempre fa piacere sentirsi in questo stato. Il lato positivo è che l’autrice è davvero di grande livello e quindi è stata una piacevole scoperta. E sono questi piccoli attimi che ti fanno continuare a drizzare le antennine e ascoltare i segnali dallo spazio che ci giungono modulati.

In attesa di leggere il libro, magari andandomelo a comperare proprio in quella libreria dove tutto ha avuto inizio, mi sono letto qualcosa in giro. Sono dunque giunto a B, l’articolo “Holy Water”.

Non voglio svelarlo e si può leggere qui: http://www.pbs.org/pov/thirst/special_holywater.php

Quello che però mi ha colpito è il modo, lo stile vien da dire, con cui lei, californiana, partendo da una visita al centro di controllo delle acque dell’intero bacino californiano sito a Sacramento, avvicina il lettore alla psicologia degli abitanti di quella regione. Una regione selvaggia che ama gli estremi: l’aridità e il fuoco che si sviluppa d’estate nell’entroterra e le alluvioni provocate dall’esondare dei corsi d’acqua in inverno. In queste condizioni gli abitanti diventano e rimangono di “frontiera”. E’ il West.

J.Didion riesce a trasformare il suo rapporto personale con l’elemento “acqua“ e a trasformarlo in quello universale che tutti noi conosciamo e sperimentiamo ogni giorno. E questo è segno di Arte.

L’immagine concettuale della piscina è magnifica così come il fremito interno che prova a voler improvvisamente giocare al dio dell’acqua agendo sui controlli computerizzati che comandano le varie dighe. L’aneddoto della produzione holliwoodiana di Sam Peckinpah, che girava un western e che con tutta la troupe appresso aspettava che il livello dell’acqua raggiungesse il livello minimo per poter girare alcune scene è illuminante.

Il motto è “No orders, no releases. Supply and demand”. Sembra proprio l’opposto del classico americano “ Where there is a will there is a way”