SCRIVERE: una necessità che ritorna.

Senza fiato si ragiona meglio.

Due blog persi, ma non dimenticati, fogli sparsi ovunque con appunti presi alle stazioni, sul mare, in ospedale, a letto, mentre lavoro. La necessità di rendere di nuovo voce, in maniera decente, al flusso incessante di pensieri che macellano il cervello H24. La vita tua, il lavoro, l’essere madre, la coppia, la lista della spesa, il culo che pende, le vite degli altri. Un nuovo spazio, perchè riempire ovunque e chiunque con una parte di me forse mi rende meno sola tra i ragionamenti a volte caprini che si innescano a causa solo di un odore, di una parola, di un numero di telefono.

SCRIVERE DI LAVORO, DI COSA IMPARO, DI COME NASCONO LE IDEE, DI COME CI SI SENTE QUANDO I CLIENTI TI RINGRAZIANO. DI COME SBAGLIARE TI FA TRAMPOLARE, MA NON TI ABBATTE.

In apnea torno a rimettere insieme i cocci, dopo un viaggio voluto più dell’ossigeno, per riprendersi i pezzi persi, per sentirsi meno macchina da guerra lavorativa e più compagna e madre, per tornare a viaggiare. Anche quello mancava e ritorna prepotente il perchè: i confini, di testa e fisici, mi vanno stretti, mi fanno venire il segno al cervello come quello delle mutande vecchie sui fianchi ingrossati. Scriverò anche di Zanzibar, delle albe, della notte, degli odori, del calore, dei colori. I limiti vanno limati, vanno grattati millimetro millimetro ogni giorno, quasi senza accorgersene, così da recuperare minimi spazi per riavere alla fine grandi scatole mentali dove dare sfogo a tante cose. Come scrivere, come amarsi, come sognare, come evadere.

SOPRAVVIVERE, DI NUOVO, CON STILE, SCRIVENDO.

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