«L’aborto è un crimine, è quello che fa la mafia». Papa Francesco e il progressista che non è (mai stato)

«L’aborto non è un male minore, è un crimine, è far fuori, è quello che fa la mafia».

Queste sono le parole che Papa Francesco ha pronunciato ieri 18 Febbraio a conclusione del suo viaggio in Messico. Per completezza d’informazione, aggiungo che la frase sopra si è chiusa con quella che molti hanno interpretato come una apertura dello stesso Papa alla contraccezione (e quindi una prova inconfutabile del famoso progressimo di cui questo Papa pare essere portatore):

«Per quanto riguarda il male minore, quello di evitare la gravidanza, si tratta di un conflitto fra il quinto e il sesto comandamento. Il grande Paolo VI, in Africa aveva permesso alle suore di usar gli anticoncezionali in una situazione difficile. Ma non bisogna confondere l’evitare la gravidanza con l’aborto, che non è un problema teologico, ma è un problema umano, medico, si uccide una persona, contro il giuramento di Ippocrate. Si assassina una persona per salvarne un’altra, nel migliore dei casi. È un male umano, come ogni uccisione. Invece evitare una gravidanza non è un male assoluto, e in certi casi, come in quello che ho citato del beato Paolo VI, questo è chiaro. Io esorterei i medici perché facciano di tutto per trovare i vaccini contro queste zanzare che portano questo male».

Lo dico subito e a scanso di equivoci: chi pensa che Francesco abbia aperto alla contraccezione e per questo vada definito un “progressista” è chiaro che non ha capito bene quello che invece ha detto a proposito dell’aborto. Paragonare l’aborto alla mafia implica dire che le donne che scelgono di abortire sono delle mafiose. Non c’è una lettura “altra” rispetto a questa: è esattamente questo ciò che il Papa voleva dire e che, infatti, ha detto. E ha anche aggiunto che praticare un aborto è contro il giuramento di Ippocrate. In Italia, tanto per fare un esempio, questa dichiarazione potrebbe essere facilmente smentita dal fatto che esiste una legge, la 194/78, che prevede l’aborto per le donne entro il 90esimo giorno di gravidanza. Al tempo stesso, la 194/78, all’articolo 9, dà la possibilità ai ginecologi di fare obiezione di coscienza, cioè di non fare aborti. E così in altri paesi del mondo l’aborto è legalizzato.

Personalmente non ho mai pensato che il Papa, un qualsiasi Papa, potesse essere una figura da considerare progressista. Non lo pensavo prima di Bergoglio e non l’ho mai pensato neanche con Bergoglio. Non l’ho pensato neanche quando, a Marzo 2014, incontrando i dirigenti e gli operai delle accaierie di Terni, disse che «la disoccupazione è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo: il denaro» e aggiunse che «chi è disoccupato o sottoccupato rischia di essere posto ai margini della società, di diventare una vittima dell’esclusione sociale».

Quando poi concluse, ancora in quell’occasione, che «il lavoro è portare il pane a casa con dignità» pensai che sì, Papa Bergoglio era indubbiamente un buon cristiano, uno che almeno si occupava delle cose reali del mondo, ma non pensai, neanche in quella occasione, che fosse un progressista. Non pensai a lui come un leader politico, d’altra parte non sta a lui far politica (cosa che lui stesso ha ricordato nel discorso di ieri): il suo ruolo è fare il Papa, e stop. Da quando è salito al soglio papale, il 13 Marzo 2013, in molti hanno cercato di affibbiargli l’etichetta di “leader della Sinistra” (qualunque cosa voglia dire) e ho visto — con mia grandissima sorpresa — gente atea da una vita proclamarsi fan di Papa Francesco. Ecco, dopo le gravi parole di ieri sull’aborto, mi pare che dubbi non ne restino. Con buona pace di chi cerca un leader a Sinistra.